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l’acqua dallo stato liquido a vapore avviene a una temperatura che è funzione della pressione del liquido: per
emettere vapore a 150° l’acqua viene
spinta ad alta pressione attraverso un
tubo di diametro molto ridotto (0,1
mm) ad alta temperatura.
Il catetere per l’erogazione del vapore
è un finissimo tubo di acciaio rivestito
di Teflon del diametro di 1,2 mm, introdotto attraverso una puntura sopra
o sotto il ginocchio e portato fino all’inguine sotto controllo ecografico intraoperatorio.
La procedura si esegue in anestesia locale per tumescenza ecoguidata, utilizzando soluzione di Klein a 4°C,
iniettata con pompa peristaltica nell’avventizia della vena Grande Safena.
La più importante innovazione tecnologica è rappresentata dal piccolo catetere per ablazione denominato “FlexiVein”, in grado di navigare anche in
vasi piccoli e tortuosi facilitando le
manovre dell’operatore.
La parte attiva del catetere, situata in
prossimità della sua estremità distale,
provoca la chiusura di un tratto ben
preciso di vena in un intervallo di
tempo altrettanto preciso (a una temperatura di 120 °C sotto controllo
computerizzato per dieci secondi esercitando una potenza termica di 45 J
per impulso).
Completata l’erogazione, il generatore
si blocca fino al posizionamento della
sonda nella zona successiva da trattare,
precisamente individuata con alcuni
“marker” presenti sul catetere stesso.
L’esatta esecuzione del procedimento
richiede tuttavia esperienza chirurgica,
soprattutto per la collocazione della
punta del catetere alla “crosse” tra il
sistema venoso superficiale e il sistema
venoso profondo.
L’emissione di vapore micropulsato
all’interno della vena provoca la denaturazione delle componenti della parete e la fibrosi della stessa, fino alla
chiusura completa e alla trasformazione in un cordone solido e compatto, all’interno dei tessuti sottocutanei.
Non c’è limite al diametro massimo
di safena da trattare.
Nuova Finanza - gennaio, febbraio 2016 - Pag. 17
E’, comunque, propedeutico a un
buon risulto: vuotare la vena mediante
la posizione di Trendelemburg, eseguire una corretta tumescenza safenica
(per ridurre il calibro della safena e il
flusso sanguigno al suo interno), aumentare la potenza dei cicli extra con
un più lento pullback, eseguire una
buona compressione fredda a fine intervento.
Punti fondamentali della procedura
sono la puntura della vena Grande Safena al ginocchio secondo la tecnica
di Seldingher e il posizionamento
dell’estremità del catetere alla cross safenofemorale. Non viene eseguito alcun bendaggio compressivo a fine intervento. Si indossa una calza a
compressione terapeutica, consentendo una immediata ripresa della deambulazione, anche per assenza di dolore postoperatorio. Il costo è
certamente più basso rispetto alle tecniche endovascolari consorelle. Le
complicanze sicuramente trascurabili
e di breve durata.
Il trattamento Evsa è stato approvato
dall’Fda (l’agenzia federale americana
di controllo sui farmaci) fin dal 2012
e da allora sono stati eseguiti più di
100mila trattamenti in tutto il mondo.
La procedura si è dimostrata tanto valida da ricevere perfino il più elevato
riconoscimento per verificabilità scientifica e consigliabilità (il “grado di evidenza A”) nelle “Direttive della Società
Francese di Chirurgia” ed è considerata
“Tecnica tra le migliori” dall’Fda per
la chirurgia delle vene varicose.
*Direttore UOC Chirurgia Vascolare
Ospedale Sandro Pertini Roma.