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A questo proposito si può allora confrontare con il contemporaneo Ritratto di Meo Carlucci con pelliccia, un dipinto firmato e datato 1792 conservato nella Casa di Possagno 25 (fig. 11). Tra i burlati si trova anche un altro artista di grande reputazione come Gavin Hamilton, il cui nome era stato omesso non si sa per quale motivo da Missirini. Mentre assume un maggior rilievo il ruolo del grande erudito e conoscitore, nonché raffinato interprete di Canova, Giovanni Gherardo de Rossi 26 che, entusiasta del dipinto lo aveva proposto come modello ai giovani allievi dell’Accademia di Portogallo a Roma da lui diretta. Entusiasmo ripagato dallo stesso principe Rezzonico, quando si ricorderà di lui nel suo testamento. Quanto il primo proprietario e grande spalla di Canova nell’ordire l’inganno fosse legato a questa tavola lo dimostra la bellissima cornice, che ancora la racchiude, da lui appositamente fatta eseguire, come appunto ci conferma la testimonianza di D’Este. Una cornice altrettanto preziosa, a conferma dell’apprezzamento che i fortunati destinatari riservavano a queste opere, contiene il già ricordato Ritratto di guerriero, intitolato dall’autore Ezzelino da Romano, donato al cardinal Consalvi. Questo dipinto, firmato e datato 1793, è ricordato da D’Este come successivo all’Autoritratto di Giorgione che dunque deve risalire al 1792 ed essere allora contemporaneo di quello che rimane il quadro più noto dello scultore l’Autoritratto come pittore conservato agli Uffizi (fig. 12). L’Ezzelino, come ricordato dall’estensore delle Memorie, fu portato dallo stesso D’Este a Napoli e sottoposto ai conoscitori locali e all’autorevole Carlo Gastone della Torre Rezzonico, cugino del principe Abbondio, che ne furono entusiasti scambiandolo ancora una volta per un’opera dell’antica scuola veneziana 27 . Al di là del gioco degli inganni che si ripeteva e a cui rimaneva legata la menzione del nostro dipinto nella letteratura canoviana 28 , resta, comune a queste due opere e alla Testa di Crociato sempre del 1793, donata all’ambasciatore Cacault, l’intensità e la forza della loro comune ispirazione giorgionesca. Ritroviamo la stessa nobiltà e come un senso di 11. ANTONIO CANOVA, Ritratto di Meo Carlucci con pelliccia, 1792. Possagno, Gipsoteca e Casa Canova. Per gentile concessione di Fondazione Canova onlus - Gypsotheca e Museo Antonio Canova di Possagno | ANTONIO CANOVA, Portrait of Meo Carlucci in Fur, 1792. Possagno, Gipsoteca and Casa Canova mentioned by D’Este as having been painted later than the Self-portrait of Giorgione, which must therefore have been painted in 1792 and thus be coeval with what is left of the sculptor’s best-known painting, the Self-portrait as a painter now in the Uffizi (fig. 12). As the Memorie’s author informs us, D’Este brought the Ezzelino to Naples in person and submitted it to the judgment of local connoisseurs and of the authoritative Carlo Gastone della Torre Rezzonico, Prince Abbondio’s cousin. They all enthused and once again mistook it for a painting by a Venetian old master 27 . Aside from the repetition of the game of deception, a deception with which every mention of our painting in literature on Canova continued to be associated 28 , the two pictures, and the Head of Crusader also painted in 1793 and given to Ambassadore Cacault, share the intensity and the strength of their inspiration by Giorgione. We rediscover the same nobility and sense of pride in 30