the “final pass” procedure, which in some ways may
be likened to the velatura technique in painting,
offers a crucial key for interpreting the style of an
innovative artist often driven by a determination to
take his measure of painting, or even to challenge
it 8 . It is precisely in the light of these considerations
that his painted output acquires far from secondary
importance.
Following the rediscovery in 2002 of the Portrait
of a Warrior painted in 1793 and which Canova
entitled Ezzelino da Romano 9 (fig. 2), and of the
Half-figure of a boy looking at bird dated 1786, also
identified as a Portrait of Prince Henryk Lubomirsky
in the guise of the Young St. John the Baptist 10 , both
of them works mentioned in the sources, the
rediscovery of this Self-portrait of Giorgione marks a
decisive contribution to our knowledge of Canova
biografi Melchiorre Missirini, che era stato suo
segretario, sostendendo che nelle sue mani “lo
scarpello procedeva coi metodi del pennello”
per raggiungere “quella onipossente facilità dei
dipintori delle scuola Veneziana, le opere de’ quali,
partite da ogni fatica, le diresti soffiate e create di
getto in un giorno” 7 . Del resto la qualità pittorica
che caratterizza e rende così unici i suoi marmi,
grazie proprio al procedimento dell’ultima mano
che in certo grado si può assimilare alle velature
dei pittori, costituisce una fondamentale chiave di
comprensione della poetica di un artista innovatore
spinto spesso dalla volontà di confrontarsi e
addirittura di sfidare la pittura 8 . Proprio alla luce
di queste considerazioni allora la sua produzione
pittorica assume un valore affatto marginale.
Dopo il ritrovamento nel 2002 del Ritratto di
guerriero del 1793, intitolato dall’autore Ezzelino da
Romano 9 (fig. 2), e della Mezza figura di fanciullo in
atto di guardare un uccello del 1786, riconosciuto
come un Ritratto del principe Henryk Lubomirsky come
san Giovannino 10 , opere entrambe citate dalle fonti, il
recupero di questo Autoritratto di Giorgione rappresenta,
anche per la singolarità delle sue vicende e soprattutto
per il suo significato emblematico, un contributo
decisivo per la conoscenza del Canova pittore.
Si tratta dell’opera presente nel catalogo più
attendibile della produzione canoviana, quello
inserito da Cicognara in appendice all’ultimo libro
della Storia della scultura e alla Biografia di Antonio
Canova, con la seguente dicitura:
“Mezza figura ideale maggiore del vero,
intitolata Giorgione, regalata al senatore Rezzonico.
La possiede ora il sig cav. Giovanni Gherardo de
Rossi”.
Ci troviamo infatti proprio di fronte ad un
ritratto idealizzato a mezza figura, precisamente di
cm. 72,5 x 64, dipinto a olio su tavola e racchiuso in
una magnifica cornice intagliata e dorata originale
di fattura romana 11 , probabilmente fatta eseguire
dal senatore di Roma Abbondio Rezzonico (fig. 3),
grande protettore e mecenate di Canova, cui l’opera
era stata appunto donata dall’autore 12 .
3. POMPEO BATONI, Il principe Abbondio Rezzonico,
senatore di Roma, 1766. Roma, Museo di Roma | POMPEO
BATONI, Prince Abbondio Rezzonico, senator of Rome,
1766. Rome, Museo di Roma
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