13. Teatro Marcello, 1933
tecnica mista matita, acquarello
cm. 32 x 48
Del Teatro Marcello Bucci non coglie l’insieme. Seleziona parte del monumento e si con-
centra su di essa. Tutta la sua attenzione è assorbita dalla muratura, da quella porzione di
facciata in travertino mossa da due ordini di arcate. Non si coglie la presenza dell’edificio
soprastante. L’assenza di ogni riferimento al piano orizzontale del suolo e in alto, al profilo
dell’edificio contro il cielo, fa perdere il senso dei volumi, la dimensione architettonica
nello spazio. Lo sguardo di Bucci, la sua mano, lavorano sulla facciata in quanto elemento
a se stante perché sufficientemente ricco di umori pittorici. All’asciutta composizione
delle linee che disegnano le otto arcate distribuite su due piani, risponde una peculiare
sensibilità pittorica atta a rendere la profondità della struttura. I colori scuri, composti da
una miscela di viola variopinti, colgono i profondi recessi delle arcate, mentre le parti più
esposte al sole si schiariscono fino a raggiungere il colore, la consistenza della carta. Se
non fosse per l’evidente taglio razionale della composizione si potrebbe parlare di una vi-
cinanza a soluzioni informali ante litteram. Accostamento a tutta prima azzardato e invece
in linea con l’eredità culturale di Anselmo Bucci, con quella che lo vede immerso nelle
acque della Senna negli anni cruciali della sua formazione pittorica. In questo periodo ha
raccolto l’eredità lasciata dagli Impressionisti, senza dimenticare gli esiti estremi raggiunti
da Claude Monet a Giverny, quando luce e colore si mescolano in nome di un’impressione
libera dal disegno.
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