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II - A TTRAVERSANDO I F ORI Il successivo nucleo di opere orbita attorno all’area archeologica dei Fori, comun- que fuori dal cerchio visivo della Colonna Traiana. La Fontana di Piazza Aracoeli (cat. n. 11), sita ai piedi del Campidoglio, mette in evidenza il gioco delle acque sotto un cielo carico di blu e di viola. La fontana non è contestualizzata, vale per se stessa, per le armoniose forme disegnate da Giacomo della Porta. Su una vasca marmorea a pianta ovale ne sorge un’altra di più piccole dimensioni su cui quattro putti dai contorni appena visibili versano dell’acqua da altrettante anfore. Poco distante c’è la Fontana di Piazza Campitelli (cat. n. 12), anch’essa ideata dall’ar- chitetto Giacomo della Porta nel 1589. Bastano poche vie per raggiungerla ed ap- prezzarne l’elegante struttura. Il travertino, materiale in cui è realizzato il monumento per mano dello scalpellino Pompilio de Benedetti, ha riflessi viola e verdastri come fosse in ombra. La vasca ottagonale mantiene un’idea di compat- tezza alleggerita dall’eleganza della balaustra a forma di ca- lice su cui poggia il catino circolare. Il “colpo di grazia” è dato dallo zampillo d’acqua che la mostra in funzione. Da qui al Teatro di Marcello (cat. n. 13) sono sufficienti pochi passi. Di fronte a que- sto monumento Bucci in- venta una pagina di squisita fattura. La struttura dell’edi- ficio ordina e contiene la pit- tura che accede alle pro fondità degli archi, sviluppando così un discorso di tendenza in- formale. Da via del Teatro Marcello prosegue per via Luigi Petroselli, svolta a sini- stra fino ad incontrare via di Foro, agosto, 1938 San Giovanni Decollato e da qui via del Velabro dove lo attende l’Arco di Giano (cat. n. 18), ai margini del Foro Boario. Il nome dell’Arco viene integrato con quello di San Giorgio al Velabro, la chiesa presso cui si trova il monumento. Strut- tura quadrifronte di monumentale grandezza, veniva utilizzata dai mercanti attivi nel Foro per ripararsi dalle piogge. L’opera è dominata dal giallo e dall’oro, tinte calde, tenui. La loro chiara trasparenza facilita la lettura delle tre nicchie semicir- colari disposte su due file, mentre i chiaroscuri valorizzano la plasticità dell’Arco. Il rimando, trascritto in alto a destra, al Piranesi potrebbe alludere all’incisione omonima - Arco di Giano - eseguita dal celebre artista veneto, oppure richiama alla memoria le numerose vedute delle antichità romane colte in tutta la loro in- quietante grandiosità. Giovanni Battista Piranesi ha saputo conciliare l’attenta os- servazione del reperto archeologico con la trasfigurazione della realtà grazie all’uso drammatico della prospettiva, dei chiaroscuri e dei tagli di luce. Bucci deve avere avuto in mente i cicli del Piranesi, trovando in essi un valido metro di paragone e di confronto. Di tutt’altro sapore è il Tempio di Ercole Olivario (cat. n. 15), sito presso Piazza Bocca della Verità nel Foro Boario. Il tempietto circolare, costruito nel II secolo a.C., sembra risentire della presenza massiccia del colore steso secondo campiture larghe e compatte. L’impressione del momento trova nell’uomo ap- poggiato di schiena contro il tronco del leccio un curioso appunto di cronaca. Sempre lì vicino si trova la prossima tappa del viaggio che riguarda il Tempio di Porturno (cat. n. 16). L’edificio tetrastilo, per via delle quattro colonne frontali, sembra isolato. Un effetto di sospensione reso dai colori striati con rapidità tut- t’attorno. I verdi e i gialli tendono a rallentare la loro corsa all’altezza delle abita- zioni, sulla sinistra, perché quei muri trapunti da porte e finestre richiedono il rispetto dei confini. Più attento e mirato è l’utilizzo degli stessi colori per ritrarre il monumento definito in modo rapido da tratti di mina e non solo. Ancora pochi passi e ad attendere Bucci è Santa Maria in Cosmedin (cat. n. 17), la celebre basilica con la facciata a forma di capanna e il campanile romanico. Il taglio frontale risalta queste linee, anche se tracciate in modo generico e affrettato. 20