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LUCE 320 / LIGHTING DESIGNERS
di Instagram. Un complesso sistema di luci
mette in evidenza e oscura gli oggetti in mostra
creando una continua alternanza di proposte.
Gli ospiti sono accolti in uno spazio dinamico
che offre costantemente stimoli diversi,
creando infinite composizioni e look.
Due progetti per gli showroom di Jimmy Choo
a Londra e a Tokyo evidenziano come anche
il contesto cittadino e le caratteristiche di ogni
spazio portino a soluzioni sempre diverse.
Nel negozio di Londra abbiamo scelto una
soluzione più tradizionale con luci a incasso.
Nel flagship store di Tokyo a Omotesando,
incastonato in un edificio contemporaneo,
è un mezzo di comunicazione che avvolge
le persone, le mette a contatto diretto con
gli oggetti e il mondo che un marchio vuole
comunicare. Si possono utilizzare diversi tipi
di luce per creare situazioni più intime
e raccolte, piuttosto che energiche e
dinamiche. Un esempio recente è il progetto
per il negozio di Dolce & Gabbana di Aoyama
a Tokyo – LUCE ne ha parlato nel n. 318, in un
articolo a cura di Francesca Tagliabue, N.d.R.
In questo caso, insieme allo studio Curiosity,
ci siamo ispirati al mondo dei social media,
al modo in cui le persone scelgono, si ispirano
e vivono la moda tramite le immagini pop-up
abbiamo scelto faretti esterni sospesi
a binario, sia per praticità che per raccordare
visivamente i soffitti con l’impiantistica a vista.
Quale consiglio darebbe ai giovani lighting
designer che si affacciano alla professione?
Un lighting designer crea progetti di
illuminazione. Credo che questo sia solo
la punta di un iceberg, un singolo aspetto
di una professione molto più stimolante.
Oltre la componente propriamente tecnica,
l’illuminazione degli spazi richiede una
sensibilità finalizzata a creare esperienze
e stimolare emozioni. Inoltre, c’è anche
lo studio e un lungo lavoro di preparazione
e ricerca preliminare.
Il mio consiglio, molto pratico, è quello
di non diventare tecnici della luce in studi
di architettura non specializzati, ma di cercare
lavoro presso chi sperimenta e fa ricerca
e sviluppo in questo ambito. Solo così
potranno scoprire il volto più umano e gli
aspetti più stimolanti di questa professione.
Cosa le piacerebbe illuminare e spegnere?
Mi piace molto sperimentare, usare la
tecnologia – anche quelle più avanzate –
per realizzare il massimo della poesia.
Mi piace creare contrasti armonici, contrapporre
luci naturali e luci artificiali. Trovo molta
ispirazione in Barry Lyndon di Stanley Kubrick.
In questo film, il maestro ha utilizzato
le tecnologie più avanzata di registrazione
per catturare la poesia della luce naturale
del giorno, mentre le sequenze notturne
utilizzano solo la luce delle candele.