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Gruppo Toscano, fabbricato
viaggiatori della stazione di Firenze
S.M. Novella, 1935 / Gruppo
Toscano, the passenger building of
the S. M. Novella station in
Florence, 1935
er uno storico dell’architettura parlare
di luce e di illuminazione significa citare
Vitruvio e il suo De Architectura. Corretto
orientamento e disposizione per la migliore
captazione della radiazione solare sono
infatti per Vitruvio i cardini del progetto
di un edificio: la distribuzione funzionale
degli spazi interni è legata alla luce e alla
“luce d’apertura”, cioè la luce provenente
dalle porte/finestre (con lumen se ne definisce
l’ampiezza). Lo storico insiste poi sulla cultura
Occidentale: la luce è nel mito di Prometeo,
dall’immaginario simbolico; dalla luce fatta
di ombra e oscurità del Medioevo, alla
“Pittura di luce” del Rinascimento, fatta
di luce e colore e colore della luce nelle
profondità, forme e “prospettive aeree”,
fino alla luce artificiale della seconda metà
dell’Ottocento, da cui ha origine l’esplosione
di architetture luminose e di espressioni
artistiche e pittoriche del Moderno e delle
Avanguardie.
Su questo sfondo si introduce il fisico,
che richiama la relatività e la meccanica
quantistica. Il fisico evidenzia come lo spazio
rappresentato, vissuto e costruito oggi,
così come le tecniche e tecnologie di cui
disponiamo, sarebbero impensabili senza una
riflessione sulle straordinarie proprietà fisiche
della luce, la sua indipendenza dal sistema
di riferimento dell’osservatore, la sua velocità
di propagazione nel vuoto.
Il legame e quindi la comunicazione
tra storico e fisico sta proprio nella luce
e nella sua capacità di trasmettere
informazione e, quindi, di collegare soggetti
con formae mentis e approcci diversi.
La luce difatti mette in moto processi
di semiosi, pur non rientrando in alcun
sistema di significazione: non è un “testo”,
è materia “imponderabile”, e la sua
sub-segnicità orienta le azioni, contribuisce
alla comunicazione/trasmissione di pensieri,
sentimenti e sensazioni, al ritmo circadiano,
alle scelte nel fare.
La luce, direbbe Peirce, è un representamen,
un segno che crea nella mente del soggetto
che lo riceve un segno equivalente,
una rappresentazione mentale, l’idea posta
nel confine tra sensorialità e cognizione.
La luce è canale di comunicazione tra due
soggetti con linguaggi differenti,
divenendo interpretante del primo,
trasmesso al secondo. La luce dà forma,
senso e significato agli oggetti e agli spazi
e li colora evidenziando luminosità,
contrasto e brillantezza.
Il dialogo tra storico e fisico si riconduce
dunque a leggere il significato di una forma
(architettonica) nel suo contorno, in quanto
l’occhio, unico sensore efficace del contrasto,
rileva (meccanismo della visione) la quantità
di luce che la investe; il valore