pare aver imboccato la via della presenza endemica nelle nostre società , le quali nel frattempo hanno imparato a renderlo meno pericoloso grazie ai vaccini e ai farmaci - è la guerra nel cuore dell ’ Europa a far pendere sulle nostre teste un enorme interrogativo sul futuro del commercio e sul ruolo che giocheranno i diversi Paesi . Come si assesterà , prima di tutto sotto il profilo geografico , quest ’ area così centrale ? A partire dal Mar Nero e dal Mar d ’ A- zov , strategici per il passaggio dell ’ acciaio , delle granaglie , dei cablaggi per le auto , del gas neon per i semiconduttori , delle argille per l ’ industria ceramica del distretto Sassuolo-Casalgrande , ovvero delle materie prime e dei manufatti ucraini ? Con gli stabilimenti industriali bombardati e rasi al suolo ? Quali strascichi produrranno le sanzioni imposte dall ’ Unione Europea , dagli Stati Uniti e dai Paesi del G7 , sull ’ export e l ’ import con la Russia e , allargando lo sguardo , i divergenti comportamenti di Cina , India e Paesi arabi ? Si prefigura un mondo di nuovo diviso in due blocchi , da una parte l ’ Occidente e le sue democrazie , dall ’ altra il Medio Oriente e l ’ Asia con le sue tante autocrazie ? E l ’ Africa , il continente che salirà alla ribalta in questo terzo millennio , su quale piatto della bilancia si collocherà ? Domande che per ora - e non siamo neppure in grado di capire per quanto tempo ancora - non hanno una risposta . Che avranno un impatto significativo sulle catene di produzione e di conseguenza sulle catene logistiche e dei trasporti mondiali .
Un nuovo capitolo per la globalizzazione Già la pandemia aveva chiaramente mostrato , e continua a mostrare , come l ’ aver affidato alla Cina in primis , e più in generale all ’ Asia - Taiwan , Corea , Vietnam e Giappone - la manifattura del pianeta , abbia fatto trovare l ’ Italia e l ’ Europa nude di fronte all ’ emergenza : niente mascherine ,
La globalizzazione si regionalizza restringendosi su aree geografiche omogenee : Europa , Nord America del Nafta , con Canada , Usa e Messico ; l ’ Asia con l ’ accordo di libero scambio e l ’ Africa
niente ventilatori e niente di molto altro che serviva per fronteggiare la pandemia . Poi è sopraggiunta la scarsità di microchip e i conseguenti blocchi della produzione e la chiusura temporanea delle fabbriche di automobili per mancanza di componenti , insieme alla difficoltà a reperire materie prime fondamentali come il legname e i materiali da costruzione . Si pensi a quel che potrebbe accadere se la Cina , come si teme , invadesse Taiwan , che è il principale produttore mondiale di semiconduttori . Sulla “ fine della globalizzazione ” i titoli dei quotidiani e le analisi degli esperti non si contano più . L ’ ultimo ad aggiungersi è stato Larry Fink , gran capo del colosso finanziario BlackRock . Tuttavia , pur con tutte le incognite delle tensioni geo-politiche montanti e le dinamiche inflattive aggravate dall ’ esplosione dei costi dell ’ energia e delle materie prime da ricondurre alla guerra , più che di fine tout court sarebbe corretto parlare di fine di una fase della globalizzazione , quella ruggente dei primi anni del Millennio . “ La globalizzazione si regionalizza ”, questa la diagnosi di Massimo Deandreis , direttore generale di SRM , il centro studi del Gruppo Intesa-SanPaolo specializzato nell ’ analisi delle filiere produttive e del turismo con un focus sul settore logistico-portuale e sull ’ energia , “ si restringe su aree geografiche omogenee , l ’ Europa , il Nord America del Nafta , con Canada , Usa e Messico , l ’ Asia con l ’ accordo di libero scambio e anche l ’ Africa , che dal primo gennaio 2021 ha introdotto l ’ area doganale dell ’ Unione africana . Aree del mondo in competizione tra loro ma integrate al loro interno . Una tendenza destinata a durare almeno un decennio ”. Aree anche a geometria variabile , sfere di influenza economiche che la guerra inizia già a delineare . “ La globalizzazione per come l ’ abbiamo conosciuta , nel senso di concorrenza piena , libertà dei commerci , abbattimento dei dazi e finanziarizzazione dell ’ economia ”, concorda Mauro Bonaretti , direttore del Dipartimento Trasporti del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili , al lavoro sul nuovo Piano della Logistica e dei Trasporti deciso dal ministro Enrico Giovannini , “ non funziona più sotto l ’ effetto di almeno tre spinte . La prima , politica ,
OGISTICA rasporti 51