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Gabriele Falco
Montebello di Bertona - Il dialetto
Edizioni Cinque Terre
IL DIALETTO MONTEBELLESE
La parlata montebellese, così come gli altri dialetti della nostra penisola, è
una filiazione del latino, di cui conserva la stragrande maggioranza del
patrimonio lessicale e particolari espressioni.
La sua derivazione latina è evidente, ad esempio, nelle parole panë (lat.
PANEM), lettë (lat. LECTUS), nottë (lat. NOCTEM), murë (lat. MURUS),
rimaste, come si può vedere, praticamente immutate.
Naturalmente quando si parla di lingua latina ci si riferisce non
certamente a quella classica (scritta, cioè, da Cesare e Cicerone, tanto per
capirsi), bensì al cosiddetto SERMO VULGARIS, che già in epoca classica
(III secolo avanti Cristo – I secolo dopo Cristo circa) si distingueva
nettamente dalla lingua colta; così come oggi c’è distinzione tra italiano
colto e dialetto, se è lecito fare tale paragone.
Accanto al latino letterario, usato dagli scrittori e dalla gente di cultura, vi
era, infatti, il latino parlato, impiegato dal popolo. Questa lingua parlata
assumeva diverse sfumature, dipendenti dalle persone che la usavano. Si
potevano quindi distinguere un SERMO MILITARIS, un SERMO
PLEBEIUS, un SERMO RUSTICUS e via dicendo, che avevano
caratteristiche adeguate alla cultura di chi li parlava: dai militari al popolino
agli abitanti delle campagne.
Tuttavia latino scritto e latino parlato non erano lingue completamente
diverse l’una dall’altra, bensì due diverse maniere di esprimersi: elegante e
controllato il primo, semplice e spontaneo, e perciò più incline a subire
trasformazioni il secondo. Si pensi, per esempio, a parole come BUCCA o
COXA, che in latino colto significavano rispettivamente “guancia” e
“anca” e in latino volgare avevano già assunto lo stesso significato che
hanno sia nell’italiano che nei dialetti d’Italia e quindi anche nel
montebellese: “bocca” e “coscia” (montebellese: våkkë e kossë).
Questi mutamenti, accentuatisi in maniera particolare dalla caduta
dell’impero romano d’occidente in poi, hanno dato vita alle cosiddette
lingue neolatine o romanze e ai dialetti italiani, i quali ultimi possono essere
così suddivisi:
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