IVISTA CULTURA OLTRE - NUMERO 1 -GENNAIO 2020 RIVISTA CULTURA OLTRE GENNAIO 2020 | Page 34
“I L CICLAMINO ” DI M ARIA R OSARIA P ERRONE
Ospitiamo un brano che parla di una pianta, il ciclamino, proposto dalla
poetessa Maria Rosaria Perrone, appassionata cultrice di florigrafia, che ha
composto per questo delicato fiore un HAIKU di soffusa dolcezza.
La florigrafia, ossia il significato simbolico dei fiori inizia a svilupparsi già
intorno al medioevo, ma il suo uso è maggiormente utilizzato nell’ottocento.
Il linguaggio dei fiori diviene una comunicazione non verbale segreta e raf-
finata, ha incuriosito non solo le nobili dame dell’ottocento, ma anche noi
donne moderne.
Il ciclamino
Il ciclamino è un fiore che cre-
sce spontaneamente in tutti i
paesi che si affacciano sul Me-
diterraneo, ma anche in paesi
come la Somalia e l’Iran. Ap-
partiene alla famiglia delle Pri-
mulacee,
conosciuto
fin
dall’antichità ha ispirato molte
leggende.
Gli antichi greci assegnavano a questo fiore virtù magiche a causa della sfe-
ricità del tubero e la predisposizione del gambo del fiore ad attorcigliarsi a
forma di spirale se fecondato. Associavano queste forme circolari al cer-
chio, figura magica, emblema dell’eterno rinnovamento dell’universo. Non
a caso il nome ciclamino deriva dal greco “kyklos” che significa cerchio.
Secondo il filosofo e naturalista Teofrasto, il ciclamino propiziava l’amore e
la sessualità, probabilmente perché accomunava all’utero femminile, la
forma rotondeggiante e compressa alle estremità del tubero della pianta e
quindi al concepimento. Un’antica usanza era quella di adornare la camera
degli sposi novelli con piccoli mazzi di ciclamino, come augurio di fertilità.
Nel tubero del ciclamino è presente la ciclamina, una sostanza velenosa
per l’uomo, ma non per gli animali, infatti, i maiali ne sono ghiotti ed è per
questo che il ciclamino è anche chiamato anche col nome poco grazioso di
“pamporcino”. Un’altra leggenda dell’antica Grecia, narra che il ciclamino
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