Il Panificatore Italiano - Agosto 2025 | Page 13

editoriale

Non sarebbe meglio unirsitutti?

Foto di Carlo Casella
Leggo che i pizzaioli, stanchi di non veder riconosciuta la loro professione, abbiano chiesto e ottenuto dalla senatrice Anna Maria Fallucchi( FdI) che presentasse un disegno di legge per il riconoscimento della loro professionalità. Quasi contemporaneamente mi è arrivato un invito di AMPI( Accademia dei Maestri Pasticceri Italiani) a partecipare al“ Summit della pasticceria- Le sfide di oggi”: il mio compito sarà quello di moderare un tavolo di lavoro che si occuperà della qualifica professionale del pasticcere.
Ricordo che oggi può diventare pasticcere( e panificatore) chi consegue un diploma presso una Scuola Alberghiera. In Lombardia esiste anche il CAPAC, il Politecnico del Commerciale e del Turismo: immagino ci siano Fondazioni o Istituti simili anche nel resto d’ Italia. C’ è poi chi frequenta un corso professionale dopo aver conseguito un qualsiasi diploma di maturità e ottiene la qualifica in questo modo. Dal 2024 esiste anche la“ legge Massari” che istituisce un premio per valorizzare l’ eccellenza italiana di pasticceri, cuochi e poche altre categorie. Si tratta però più di un riconoscimento al merito ottenuto sul campo che non una norma volta a qualificare la professione degli artigiani del cibo. Lo stesso vale per i MAM di Alma, dove MAM sta per Maestro d’ Arte e Mestiere: diciamo un autorevole riconoscimento di chi la qualifica ce l’ ha già. Ci sono infine i gelatieri che hanno recentemente incontrato il Ministro Lollobrigida aI Masaf( il Ministero dell’ Agricoltura e della Sovranità Alimentare e delle foreste, ndr): durante l’ incontro si è parlato anche di formazione e di sostegno all’ imprenditorialità giovanile.
Anche le associazioni del settore del pane si stanno da tempo muovendo per sostenere l’ impresa di panificazione attraverso la formazione. Perché vi racconto tutto questo? Per sottolineare che in Italia, come sempre, ci si separa, invece che unirsi e si finisce per creare un proliferare di norme e riconoscimenti simili, ma non uguali, che ingenerano confusione invece di fare chiarezza. La mia idea( che poi non è mia, ma deriva dall’ esperienza francese dei MOF) è che, invece, le professioni artigianali, almeno quelle del food, dovrebbero unirsi per creare delle procedure valide per tutte le professioni e, ancor più delle leggi, occorrerebbe pensare a dei percorsi professionali che partano dalle basi e arrivino fino alla maestria. Per me la maestria, però, non è un riconoscimento alla carriera, ma l’ attestato di abilitazione all’ insegnamento. In Italia ci sono troppi“ maestri” che moltiplicano i metodi. Non c’ è invece un percorso unico che valorizzi finalmente la professionalità di tutti gli operatori del food. Perché non ci proviamo tutti insieme?
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