IL MISTERO DI BELICENA VILLCA - prima parte (ITALIANO) IL MISTERO DI BELICENA VILLCA parte 1 - (ITALIANO) | Page 239
nemici giurati di Bonifacio VIII, che aspettavano da anni una tale opportunità per
vendicarsi: tutti intimamente bramano la possibilità di compiere l’esecuzione di Bonifacio,
credendo inutile il suo trasferimento in Francia; ironia della sorte, Guglielmo di Nogaret
dovrà fare appello a tutta la sua autorità per proteggerlo e quindi adempiere alla strategia
di Filippo il Bello. Ogni Cavaliere aveva viaggiato separatamente, accompagnato da una
piccola scorta che non destava sospetti; a queste truppe si aggiunsero i mercenari forniti
dal capitano Reinaldo Supino, una guardia Ferentina che si vendette a Nogaret per 1.000
fiorini. In totale si uniscono 300 cavalieri e 1000 fanti: quelle truppe sarebbero state
davvero esigue per l'impresa che intendevano condurre, se non fosse che avevano a loro
favore con il principio della sorpresa, dal momento che né Bonifacio VIII, né i sui
scagnozzi Golen, immaginavano remotamente che sarebbe stato attaccato ad Anagni.
Formato a pochi chilometri di distanza, il battaglione di Nogaret sembrava uscito dal nulla;
e nessuno in Italia venne a sapere in anticipo della sua esistenza per avvertire i Golen.
Uno dei Cavalieri Ghibellini era Nicola, della potente famiglia dei Conti, il cui fratello
Adenolfo, residente in Anagni, avrebbe fornito agli invasori una collaborazione vitale.
Grazie al suo intervento, fu possibile comprare il comandante della guardia pontificia,
Goffredo Busso, con una buona borsa d'oro, mentre lo stesso Adenolfo si sarebbe
occupato di ingannare gli abitanti di Anagni durante l'attacco.
A mezzanotte i guerrieri di Kristos Lúcifer arrivano di fronte all'antica capitale degli
Ernici; due cavalieri portano gli stendardi della Francia e della Chiesa. Nicola Conti li guida
verso una porta nelle mura che è stata aperta dall'interno e in tutta fretta al grido di "Morte
a Bonifacio, Viva il Re di Francia!". I cavalieri, seguiti dalla fanteria, si schierano in diversi
gruppi lungo le strade strette e ripide. Vanno dritti dove sorgono i sontuosi palazzi,
appartenenti ai Cardinali e al Papa, e diverse chiese dagli splendidi ornamenti. Il
comandante della guardia pontificia si unisce, insieme ad alcuni dei suoi soldati, alle forze
di intrusione e inizia l’assedio del palazzo di Bonifacio VIII, che ha solo un paio di uomini
per resistere. Per una volta, la storia si inverte: la trama è la stessa, i personaggi sono
simili; è la lotta dello Spirito contro le Potenze della Materia, del Re di Sangue contro i
Sacerdoti Golen, dei rappresentanti del Patto di Sangue contro quelli del Patto Culturale;
ma questa volta è il Re di Sangue che trionfa sul Sacerdote Golen, sugli sterminatori del
Sangue Puro, sui proclamatori delle Crociate contro la Saggezza Iperborea. All'interno
della sontuosa residenza, l'orgoglio di Bonifacio crolla. Guardalo là, tremando e piangendo
come una donna, il Demonio Golen che pretendeva di imperare sul carisma del Re di
Sangue! Forse non piange per la tragedia del momento, ma per la punizione futura che il
suo Signore, il Sommo Sacerdote Melchisedek e i Maestri della Fratellanza Bianca
imporranno su di lui.
Gli abitanti di Anagni, in tutto ciò, si svegliano con la sorpresa che la loro città è
occupata dalle truppe del Re di Francia. Qualcuno suona le campane chiamando a
riunione e tutte le famiglie corrono verso la piazza del mercato; le notizie sono travolgenti:
Sciarra Colonna è giunto con un battaglione fornito dal Re di Francia e sicuramente