Accogliere si può
e si deve. Senza paura
Quando un venerdì sera come gli altri 130 giovani vengono sterminati nei
loro bar e nei loro ristoranti preferiti
dalla follia jihadista in una città come
Parigi, all’improvviso ti rendi conto, ti
devi rendere conto, che qualcosa è
cambiato per sempre.
Per anni ci siamo abituati a considerare l’impegno politico nei soli termini dell’amministrazione dell’esistente. Quante tasse applicare nei nostri
Comuni? Realizzare o no quella tale
infrastruttura? Come dare al nostro
territorio prospettive di sviluppo e prosperità?
Avevamo relegato la guerra al racconto dei nonni, oppure, sempre distratti,
alle mute immagini di un irraggiungibile ed indesiderabile altrove trasmesse
della televisione. La morte dovuta alle
guerre del mondo non ci sembrava
così diversa da quella dei personaggi
dei film e dei telefilm. La generazione
cui io appartengo non ha conosciuto
la stagione della guerra né del terrorismo. Da qualche anno tuttavia,
abbiamo visto il mondo bussare alle
nostre porte. Un’ondata di migranti
provenienti dal Medioriente e dal Mediterraneo ha cominciato ad invadere
non solo le cronache dei telegiornali,
non solo i porti di Lampedusa, ma anche Muzzano, Pettinengo, Occhieppo. Nonostante le sciocche polemiche
cominciarono sin da subito sull’opportunità di ospitare ed accogliere, il
territorio rispose con un straordinario
slancio di volontariato civile e sensibilità sociale. Alcune decine di persone
sono state accolte con successo nelle
associazioni, dalle famiglie. Poi però
le decine di persone sono cambiate.
Molte hanno dovuto andarsene, ma
ne sono arrivate delle altre, e molte
di più. Sono arrivate a Chiavazza, a
Pray, a Zimone, a Trivero; poi ai Giardini Zumaglini, all’addiaccio. Sono
centinaia.
Difficile anche ricostruire la loro storia. Le ingiustizie del sistema di distribuzione della ricchezza mondiale
hanno certamente gonfiato le fila dei
richiedenti asilo. Qualcuno scappa
dalle guerre, quelle guerre lontane…
qualcuno dalla fame, dalla povertà o
dall’ingiustizia. Comunque scappano;
non possono venire in Italia e in Europa con le armi della legge, scelgono
quindi i barconi, facendosi strumenti
di guadagno nelle mani di sanguinosi
trafficanti di uomini.
In pochi mesi poi in un villaggio turistico della Tunisia succede il finimondo.
Poi un attentato fa tremare una Moschea scita in Arabia Saudita. Non ce
ne siamo accorti. Un aereo dei Russi
viene abbattuto. Non ce ne siamo accorti molto nemmeno qui.
Ad Ankara vengono uccisi in un attentato molti curdi. Cosa c’è di nuovo
sotto il sole?
A Beirut un attentato uccide decine di
persone. Ma alle nostre orecchie, Beirut fa rima con guerra. Che ne sappiamo noi delle ambizioni di normalità, di
sicurezza e di pace degli abitanti di
Beirut? Niente, non ce ne siamo accorti.
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