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TUTORIAL
COSA NON FARE
L’ arte del collegamento: errori comuni( e come evitarli) sui collettori di distribuzione
IL COLLETTORE DI DISTRIBUZIONE È MOLTO PIÙ DI UN SEMPLICE PUNTO DI SMISTAMENTO DELL’ ACQUA: DALLA QUALITÀ DEI COLLEGAMENTI DIPENDONO EFFICIENZA, SILENZIOSITÀ E AFFIDABILITÀ DELL’ IMPIANTO. ECCO GLI ERRORI PIÙ FREQUENTI E LE SOLUZIONI PER EVITARLI FIN DALLA FASE DI INSTALLAZIONE.
Pierfrancesco Fantoni
COLLETTORI
I“ dettagli” che fanno la differenza
Il corretto collegamento dei collettori di distribuzione è fondamentale per garantire prestazioni elevate e lunga durata agli impianti termoidraulici. Tra gli errori più comuni spiccano il mancato bilanciamento idraulico tra circuiti con esigenze diverse, l’ installazione scorretta dei circolatori, l’ assenza di accorgimenti per assorbire le dilatazioni termiche e l’ inversione di mandata e ritorno, che può compromettere il funzionamento delle valvole di regolazione. Altre criticità riguardano la mancata gestione di aria e sedimenti mediante disaeratori e defangatori. Un aspetto spesso sottovalutato è l’ ordine di collegamento delle utenze sul collettore: la posizione delle derivazioni influenza temperatura, portate e fenomeni di by-pass interni, con possibili ripercussioni sull’ efficienza di caldaie e pompe di calore. Nei sistemi più complessi, l’ impiego di separatori idraulici può evitare interferenze tra circuito primario e secondari. Un collettore ben progettato e correttamente installato è la chiave per un impianto efficiente, silenzioso e affidabile nel tempo.
Quando ci troviamo di fronte a un collettore chiuso in un circuito termoidraulico, spesso tendiamo a considerarlo solo come un“ punto di smistamento”: un semplice dispositivo dove l’ acqua arriva e da cui poi riparte verso le varie zone dell’ impianto. In realtà, il collettore è il vero cuore pulsante del sistema di distribuzione secondaria. Trattarlo come un semplice raccordo è il primo passo verso un impianto che genera rumore, consuma troppo o, peggio, non riscalda come dovrebbe. Il problema numero uno, quello che fa disperare chiunque debba regolare un impianto a posteriori, è il bilanciamento idraulico. Spesso si tende a collegare tutto al collettore senza pensare a cosa succede“ dopo”. Se su un unico collettore colleghiamo, ad esempio, un circuito a radiatori( che richiede alta temperatura e molta portata) insieme a un impianto a pannelli radianti, stiamo creando un problema strutturale. L’ acqua, che è“ pigra” per natura, sceglierà sempre la strada con meno resistenza. Il risultato? Il radiatore diventerà caldissimo, mentre il pavimento rimarrà freddo perché il circuito a pannelli è intrinsecamente più resistivo. La soluzione non è“ strozzare” il radiatore, ma prevedere, ad esempio, gruppi di pompaggio indipendenti per i circuiti secondari con valvole di bilanciamento che permettano di tarare correttamente ogni singola zona, garantendo che ogni stanza riceva esattamente il calore per cui è stata progettata.
IL PROBLEMA DEI CIRCOLATORI
Passando al lato meccanico, parliamo dei circolatori. Si trovano, alcune volte, installazioni dove, per mancanza di spazio o fretta, i circolatori vengono montati con l’ albero verticale o con la scatola elettrica in posizioni assurde. Non è solo un fatto di comodità per leggere il display: l’ asse del motore in molte tipologie di pompe deve essere rigorosamente orizzontale. Se il circolatore è“ storto”, i cuscinetti non vengono lubrificati correttamente dal fluido termovettore, portando il motore a un grippaggio precoce. Inoltre, in posizioni errate, l’ aria intrappolata nel circuito si ferma proprio all’ interno della girante. Risultato? Rumori metallici fastidiosi, cavitazione e un calo drastico dell’ efficienza. Un buon installatore sa che la longevità di una pompa dipende tanto dalla qualità del prodotto quanto dal rispetto della sua posizione operativa.
DILATAZIONI: IL NEMICO SILENZIOSO
Un errore che spesso sottovalutiamo è quello relativo alle sollecitazioni meccaniche. I tubi, che siano in multistrato, PEX o rame, quando si scaldano si dilatano. Se colleghiamo rigidamente una tubazione a un collettore che è fissato saldamente alla parete, non stiamo dando al sistema la possibilità di“ respirare”. Con il tempo, questo continuo stress termico va a scaricarsi sui raccordi filettati o sulle tenute in gomma. Sicuramente non si
Il problema numero uno, quello che fa disperare chiunque debba regolare un impianto a posteriori, è il bilanciamento idraulico perché spesso si collega tutto al collettore senza pensare al“ dopo”
avranno conseguenze catastrofiche a breve termine, ma nel tempo è possibile veder apparire quelle fastidiose micro-perdite di gocciolamento che sembrano inspiegabili. Prevedere dei compensatori o, semplicemente, non irrigidire eccessivamente i collegamenti è un piccolo accorgimento che attenua alcune problematiche future e che permette di evitare molteplici interventi di manutenzione e situazioni di malcontento del cliente.
MANDATA E RITORNO: L’ ORDINE CHE FA LA DIFFERENZA
Sembra banale, ma l’ inversione di mandata e ritorno è un classico intramontabile. Talvolta, in fase di cantiere, tra mille tubi che si incrociano, si finisce per invertire i flussi. Se stiamo parlando di un impianto semplice, il problema è minimo; ma se il circuito è dotato di valvole termostatiche o attuatori elettrotermici, l’ inversione diventa critica. Le valvole sono progettate per essere attraversate dal fluido in un unico senso: se forzate ad un flusso opposto si percepiscono dei sibili, dei colpi d’ ariete o vibrazioni costanti durante la chiusura. Inoltre, la valvola non riuscirà mai a regolare correttamente la temperatura, perché il sensore di espansione verrà“ investito” dall’ acqua in modo anomalo.
LA GESTIONE DEI SEDIMENTI E DELL’ ARIA
Un errore imperdonabile è dimenticarsi di cosa“ viaggia” dentro l’ acqua.
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