Il Corriere Termo Idro Sanitario Marzo 2026 | Seite 16

16 TIS n. 428 MARZO 2026 I www. infoimpianti. it
L’ ESPERTO RISPONDE DOMANDE APERTE
NORME DI STANDARDIZZAZIONE
Nella rubrica Esperto Risponde dello scorso numero si è parlato del significato della sigla EN. Perché certe volte la si trova abbinata anche ad altre sigle e che significato hanno queste ultime?

La sigla EN( di cui abbiamo parlato nella rubrica dello scorso numero, come giustamente specifica il lettore) spesso risulta essere abbinata ad altre sigle relative ad ulteriori enti di normazione. Quando essa è abbinata alla sigla UNI( UNI EN) significa che la norma europea( EN) di riferimento è stata adottata in Italia dall’ UNI( Ente Nazionale Italiano di Unificazione, un’ associazione privata senza scopo di lucro che elabora e pubblica le norme tecniche volontarie in Italia, recependo spesso standard europei e internazionali per vari settori industriali, commerciali e del terziario). Giusto per fare un esempio, la UNI EN 378 è una norma europea che riguarda gli impianti frigoriferi e che è stata recepita in Italia dall’ UNI. Quando, invece, è abbinata alla sigla ISO( ad esempio EN ISO) indica che la norma è nata a livello mondiale( ISO è l’ acronimo di International Organization for Standardization- Organizzazione Internazionale per la Normazione- che è un’ organizzazione non governativa che sviluppa e pubblica norme tecniche volontarie riconosciute a livello globale per garantire qualità, sicurezza ed efficienza in prodotti, servizi e sistemi, con l’ obiettivo di facilitare il commercio internazionale e migliorare i processi aziendali). Le norme ISO( es. ISO 9001 per la qualità, ISO 14001 per l’ ambiente) possono essere poi recepite a livello europeo dando vita, per l’ appunto, a

UNITÀ DI MISURA ANGLOSASSONI
Nella mia attività lavorativa tratto molto spesso apparecchiature prodotte in Paesi extra UE. Per le misure di pressione trovo spesso le due sigle psig e psia. C’ è differenza tra loro?

Assolutamente sì, ed è una distinzione fondamentale per chiunque si occupi di misure di pressione. L’ acronimo PSIA( Pounds per Square Inch Absolute) indica la pressione assoluta. Il punto zero di riferimento è il vuoto totale( assenza di aria). Include la pressione atmosferica e al livello del mare, la pressione dell’ aria è di circa

TENUTA GAS
La prova di tenuta degli impianti a gas si esegue sempre con le stesse modalità qualunque sia la grandezza dell’ impianto?

La grandezza influisce sui parametri tecnici della prova di tenuta. Anche le norme di riferimento sono diverse. Per gli impianti nuovi con potenza inferiore ai 35 kW la norma di riferimento è la UNI 7129 mentre per quelli già in esercizio è la UNI 11137. Per gli impianti con potenze superiori alla soglia“ domestica”, il riferimento normativo principale è la UNI 11528. Per gli impianti nuovi più piccoli si pressurizza il sistema con aria o gas inerte per verificare la solidità strutturale e si verifica che non vi sia una caduta di pressione che ecceda un determinato limite in un tempo prestabilito. Nel caso di piccoli impianti già in esercizio la prova viene eseguita misurando la dispersione volumetrica. Per gli impianti con potenza maggiore, invece, la prova è più rigorosa data la maggiore portata di gas. In questi casi si verifica prima la resistenza mecca-

14,7 psia. L’ acronimo PSIG( Pounds per Square Inch Gauge) indica la pressione relativa( o manometrica). Il punto zero di riferimento è la pressione atmosferica locale. È la pressione che si legge sulla maggior parte dei manometri comuni. Per passare da una all’ altra si usa questa relazione: PSIA = PSIG + 14,7
nica dell’ impianto e poi la tenuta vera e propria. La pressione di prova deve essere maggiore( dipende dalla pressione massima di esercizio dell’ impianto), così come i tempi di conduzione della prova devono essere più lunghi( sia per quanto riguarda il tempo di stabilizzazione che la durata della prova vera e propria). La prova risulta positiva se non viene rilevata alcuna caduta di pressione leggibile sul manometro( generalmente con risoluzione 0,1 mbar). Infine, se l’ impianto è al servizio di attività industriali o artigianali e non solo il riscaldamento civile, le norme di riferimento sono la UNI EN 1775 e la UNI 7128. In questi contesti spesso si utilizzano pressioni di esercizio molto più elevate e la prova di tenuta richiede strumentazione certificata ad alta precisione e spesso segue protocolli specifici di sicurezza aziendale. norme EN ISO. Risulta anche possibile un recepimento molto vasto di una norma ISO approvata a livello internazionale: è il caso in cui si trova la sigla UNI EN ISO, ossia una norma internazionale che è stata approvata anche a livello europeo( EN) ed è stata infine recepita in Italia( UNI). Un esempio classico è la UNI EN ISO 9001 sulla qualità. In sostanza tali norme- che servono a garantire che prodotti, servizi e processi siano sicuri, affidabili e compatibili tra i diversi Paesi – possono essere promulgate a vari livelli e poi essere recepite da tutti o da parte di solo alcune istituzioni. Le sigle che abbiamo citato rendono esplicito e trasparente a quale livello esse hanno vigenza.
MANUTENZIONE ORDINARIA
Quali sono le principali verifiche da effettuare in inverno su di un chiller?

Indipendentemente dalla modalità d’ uso, l’ inverno è il momento per eseguire i seguenti controlli su un refrigeratore d’ acqua. Controllare l’ integrità dell’ isolamento delle tubazioni esterne. Se è fessurato, l’ acqua può penetrare, gelare e danneggiare l’ isolante. Controllare che le pale delle ventole dello scambiatore esterno non siano bloccate da accumuli di ghiaccio o neve che potrebbero sbilanciare il motore all’ avvio. Calibrare le sonde antigelo. Se una sonda legge una temperatura superiore a quella reale, il sistema non attiverà le protezioni in tempo. Pulire le alette della batteria condensante. Lo sporco può trattenere umidità che favorisce la formazione di ghiaccio corrosivo.

STRUMENTAZIONE
Flussostato e flussimetro sono la stessa cosa?

Sebbene i nomi si somiglino molto, questi due dispositivi svolgono ruoli profondamente diversi all’ interno di un impianto idraulico o industriale. In parole povere: uno è un interruttore mentre l’ altro è un contatore. Una delle differenze profonde risiede nel tipo di output: segnale binario( on / off) per il flussostato contro segnale continuo( misura) per il flussimetro. Il primo è un dispositivo di sicurezza o controllo. Rileva semplicemente la presenza o l’ assenza di un flusso. Quando il liquido raggiunge una certa velocità, il flussostato chiude o apre un contatto elettrico per avviare o fermare un macchinario( es. far partire la caldaia quando si apre il rubinetto). Il secondo, invece, è uno strumento di misura. Indica la quantità di fluido che sta passando in un determinato momento( portata istantanea) o il volume totale transitato( portata integrata). Serve per il monitoraggio preciso e il dosaggio del fluido. Di flussostati sostanzialmente ne esistono di tre tipi comuni: a paletta( in cui una linguetta metallica immersa nel tubo viene spinta dal fluido, ed aziona un microswitch); a pistone magnetico( in cui un galleggiante con un magnete viene sollevato dal flusso, attivando un sensore all’ esterno del corpo del flussostato); di tipo termico( senza parti in movimento: viene rilevata la differenza di temperatura tra due sensori per capire se il fluido sta scambiando calore- segno che c’ è movimento-). I flussimetri hanno una costruzione più complessa per garantire precisione di misura. Possono essere ad area variabile( un galleggiante dentro un tubo conico che sale in base alla spinta); a turbina( una piccola elica gira proporzionalmente alla velocità del fluido); di tipo elettromagnetico / ultrasuoni( tecnologie avanzate per misure senza contatto, ideali per liquidi sporchi o chimicamente aggressivi).

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