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DI ISTRUZIONI CE NE SONO MA FORSE NON SONO SUFFICIENTEMENTE CONOSCIUTE E APPLICATE PER CONSIDERARE RISOLTA LA QUESTIONE . IN PARTICOLARE , MANCA UNA ARMONIZZAZIONE E UNA CHIAREZZA OPERATIVA SULLE AREE DI LAVORO INTERESSATE DALLA SOVRAPPOSIZIONE DI REGOLAMENTO F-GAS , NORME TECNICHE ( LA UNI EN 378 IN PARTICOLARE ) E LE REGOLE TECNICHE DI PREVENZIONE INCENDI
di Andrea Zelaschi
UNITI PER LA SICUREZZA
Quando il gas è infiammabile Abbiamo tutti sentito parlare della vicenda dello stabilimento della Toyota Handling di Bologna dello scorso 23 ottobre , un episodio che ha portato a parlare di un possibile coinvolgimento dell ’ impianto di climatizzazione come causa dello scoppio ma che poi ha visto ridimensionata la responsabilità attribuita a macchine e gas refrigerante . L ’ accertamento dell ’ assenza di responsabilità diretta dell ’ impianto è in corso di valutazione da parte delle autorità competenti mentre scriviamo ( inizio novembre ), ma quanto si è verificato in questo contesto e le conseguenze che questo ha prodotto e cioè la morte di due operai e il coinvolgimento di altri loro colleghi è rilevante per introdurre il tema che abbiamo spesso sottolineato , ma che richiede ad oggi uno sforzo supplementare che chiarisca in maniera il più possibile lineare la materia .
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Partiamo da un punto determinante : il gas in qualsiasi circuito frigorifero è in pressione , per cui sia nel caso in cui parliamo di gas infiammabili o meno , il potenziale di rischio è differente da quello dei gas erogati dalla rete a scopo combustione . Chi paragona il gas erogato nelle cucine o nelle caldaie a quello nell ’ impianto di climatizzazione perde di vista un fatto : negli impianti termici , che sia un piano cottura o una caldaia , il gas arriva a una pressione dell ’ ordine delle decine di mbar , mentre in un circuito frigorifero la pressione è decisamente superiore , siamo nell ’ ordine dei bar , anche di alcune decine nella linea alta pressione . I valori e le conseguenze sul comportamento di una fuga di gas sono talmente differenti da rendere improponibile qualsiasi paragone . Ma non siamo qui a discutere di questo , bensì del fatto che manca ad oggi un ’ indicazione unitaria , “ laica ” e condivisa fra produttori , installatori e organismi di controllo su quali siano le regole da applicare sull ’ argomento . Unitaria è la parola chiave , perché la presenza di contraddizioni o di aree di incertezza genera comportamenti arbitrari e la mancanza di chiarezza facilita l ’ approccio esperienziale , inconsapevole o formatosi su affermazioni non supportate da regole inequivocabili . Perché serve maggiore chiarezza ? Per tre motivi . Il primo è semplice e noto ormai a tutti : il legislatore europeo ci invita ad abbandonare progressivamente l ’ uso di refrigeranti sintetici fino a eliminarli totalmente e questo comporta che dovremo usare refrigeranti alternativi ( idrocarburi , anidride carbonica , ammoniaca ) che sono rispettivamente infiammabili , ad alta pressione e tossici . Gli idrocarburi sono già in uso nella climatizzazione da tempo , ma non tutti gli installatori e i manutentori , anzi , pochi fra di loro hanno colto la necessità di un approccio diverso al lavoro di installazione e manutenzione a fronte del fatto che il refrigerante non è più un gas sintetico inerte , ma un gas altamente infiammabile . La seconda ragione è legata alla coesistenza di aspetti di rischio che devono essere valutati . Un esempio può essere l ’ installazione di un multisplit con R32 ( un famoso A2L ) per raffreddare un sistema BESS con batterie al litio . Come gestire l ’ interazione di queste due grandi innovazioni che stanno prendendo piede nel mercato ? Altro esempio : chiller su tetto con scarico condensa dove , eventualmente , potrebbe confluire una perdita di gas refrigerante infiammabile e scaricarsi in una zona dove sono presenti inneschi di una potenziale atmosfere esplosiva . Che fare ? |
CHI PAGA ? Il terzo aspetto è formale , ma anche sostanziale : le dichiarazioni di conformità rilasciate senza adeguata analisi del rischio sono valide ? E se non lo sono che tipo di responsabilità innescano ? Anche qui un esempio collegato al precedente : se vicino all ’ unità esterna si innesca un ’ atmosfere infiammabile , con danni a persone o proprietà , chi paga ? L ’ assicurazione del condominio o del proprietario dell ’ immobile ? Il proprietario dell ’ apparecchio / operatore ? O il tecnico che ha installato un ’ apparecchiatura senza tenere conto del fattore di rischio determinato dalla presenza di una potenziale fonte di incendio e di un elemento combustibile addossato e ha comunque rilasciato una dichiarazione di conformità ? Non stiamo parlando di morti , ma di lesioni o danni e già questi sono un problema . Per questo insieme di fattori è necessario che si creino condizioni di maggiore chiarezza , in modo da rendere più lineare e sicuro – sia nei fatti sia sotto il profilo burocratico – il lavoro dei tecnici che installano apparecchiature dalle più piccole alle più grandi di climatizzazione . Come è possibile questo ? Un ’ idea ci sentiamo |
di proporla : i soggetti che operano nel mercato , produttori e installatori , si devono sedere allo stesso tavolo con i soggetti che hanno l ’ incarico di controllare la sicurezza degli impianti ( INAIL e Vigili del Fuoco ) e scrivere linee guida applicative , semplici e soggette il meno possibile a interpretazioni , per generare comportamenti coerenti , informati e consapevoli , sotto il profilo delle tecnologie adottate e dei rischi che ne conseguono , per operare in sicurezza . È fondamentale che questo avvenga e che avvenga rapidamente , perché la transizione ecologica non può avvenire a discapito della sicurezza dei lavoratori e degli utenti di impianti che ormai fanno parte dello standard edilizio di case e condominii , di abitazioni private e uffici o spazi commerciali . L ’ urgenza è determinata dal fatto che già oggi l ’ utilizzo degli idrocarburi come refrigeranti è diffuso e lo sarà ancor di più e a tutti i livelli nel prossimo futuro . Lavorare in sicurezza e consegnare impianti che funzionino in condizioni sicure è un requisito imprescindibile : se lo neghiamo è inutile sbandierare il Decreto Legislativo 81 2008 o stupirci se avvengono incidenti . |
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