IL BRIGANTE ED IL GENTILUOMO Il brigante e il gentiluomo II | Page 25

del cinghiale ferito a morte come ne aveva visti tanti, l’ul- tima carica l’ultimo istante, in cui sei ancora vivo. L’aveva visto accadere altre volte, amici, conoscenti an- ziani, oramai andati, le loro menti perse in universi che noi non potevamo nemmeno sfiorare … Poi un giorno ave- vano un momento di lucidità, di forza, tornavano in loro, il corpo funzionava di nuovo, come una stella che bruciava al suo massimo splendore prima di scomparire. Era come se ci fosse data l’ultima occasione, la possibilità di dare un addio, un ultimo istante di vita, prima dell’oblio. Fu un pensiero fugace, una sensazione. In cuor suo, anche se schiacciato dal peso del tempo desiderava vivere, vivere ancora, più che poteva, fino a quando gli fosse stato concesso. Si levò dal letto tirandosi su da solo, era presto e nes- suno era ancora venuto a svegliarlo e a vedere come stava, non erano passati i servi e nemmeno il suo medico; le stelle brillavano in un cielo di un azzurro profondo e scuro; l’aria era limpida e nemmeno una nuvola tingeva la volta celeste che si stendeva all’orizzonte accarezzando i campi verdi, le striature giallognole, le distese coltivate, gli ulivi che s’in- nalzavano al sole come volessero sfiorarlo. Aprì la finestra e respirò forte sentendo l’aria fresca sci- volargli nei polmoni; si sistemò, indossò gli abiti che non metteva ormai da settimane; erano freschi, profumavano di quell’odore caratteristico che dava ai panni Maria Fon- tana, una paesana addetta alla lavanderia e famosa per i suoi saponi fatti con olio di oliva e cenere di bacche d’al- loro, che spargevano un profumo dolce e persistente. Calzò gli stivali, ne allacciò le stringhe e alzando lo - 19 -