─ Non possono impedirci di vederci, io ti amo ─ disse guardandola negli occhi. Tratteneva a stento le lacrime, ma non poteva cedere alla disperazione.
─ E allora che faremo? ─ chiese lei, la bocca semiaperta lo sguardo come a implorare una luce, uno spiraglio.
─ Scappiamo, Elisabetta, amore mio, scappiamo, so già dove possiamo andare, spariremo senza che nessuno sappia niente, vivremo felici, fuori da qui … a Parigi …! ─ Elisabetta si ritirò di scatto: ─ ma come facciamo? La mia famiglia … ─ Lui la strinse a sè: ─ vieni con me – le sussurrò – saremo noi la nostra famiglia, andremo via, qui non possiamo più restare … La loro unione aveva dato scandalo a corte; non era mai stata accettata dai nobili e tanto meno dal suo casato blasonato; lasciare il suo promesso … convivere … non era certo costume di quei tempi! Il loro rapporto travagliato fatto di silenzi e sparizioni, di incontri segreti e disperazione era stato da sempre difficile, quasi impossibile, ma in ogni occasione, era come se i loro spiriti fossero attratti, anche se distanti non potevano dividersi, qualsiasi traiettoria, qualsiasi strada li avrebbe portati inevitabilmente a incontrarsi, scontrarsi e amarsi ancora. Così avvenne che un giorno, nonostante avessero preso strade diverse ed ella si fosse impegnata con un altro uomo si ritrovarono sotto lo stesso tetto proprio in quella masseria a Cammarata! Il giorno dopo Michele venne svegliato di soprassalto dal suo servo più fidato. ─ Principe, principe! ─ Che succede? Parla: che accade da agitarti così?
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