Il Bagno Oggi e Domani Aprile 2026 | Page 32

LA SUPERFICIE COME QUARTA DIMENSIONE DEL PROGETTO
Dalla Fabbrica al Prodotto
lavorazione, texture e percezione tattile, elementi che avvicinano il prodotto al modello di riferimento o ne definiscono l’ identità.
Quanto investite nelle finiture delle vostre superfici e perché sono così importanti? Abbiamo un laboratorio interno dedicato, che lavora su sviluppo prodotti e ottimizzazione dei processi. L’ investimento nelle finiture è essenziale perché determina l’ esperienza sensoriale dell’ utente, senza trascurare la funzionalità: una superficie ben studiata deve essere piacevole al tatto, ma anche sicura e facile da pulire. È questo equilibrio tra estetica e prestazione che rende le nostre piastrelle un prodotto completo.
STEFANO GIORDANI Direttore Marketing e Sviluppo Prodotto

LA SUPERFICIE COME QUARTA DIMENSIONE DEL PROGETTO

Oggi la ceramica non è più solo materia: è linguaggio, tatto, percezione. Stefano Giordani, direttore Marketing e Sviluppo Prodotto di Cooperativa Ceramica d’ Imola, racconta come la superficie si sia trasformata in un vero strumento progettuale, capace di dialogare con l’ interior design e di definire l’ identità del bagno.
Cooperativa Ceramica d’ Imola ha una lunghissima tradizione nella storia delle superfici. Quanto è importante? Negli ultimi vent’ anni la ceramica ha fatto passi da gigante: dai rivestimenti semplici siamo arrivati a sistemi digitali capaci di replicare fedelmente materiali naturali come marmi, pietre o legni. Ma oggi non si tratta solo di imitazione: la superficie diventa la cosiddetta quarta dimensione del prodotto. Le prime tre sono lunghezza, larghezza e spessore; la quarta è ciò che avviene sulla superficie stessa:
Il colore è il primo elemento di una collezione: la ceramica entra nelle case e deve dialogare con lo stile di vita delle persone
Come orientate la ricerca sul colore e i suoi effetti materici? Il colore è il primo elemento di una collezione: la ceramica entra nelle case e deve dialogare con lo stile di vita delle persone. Ogni anno sviluppiamo tre-cinque collezioni che evolvono rispetto alle precedenti. Negli ultimi anni, ad esempio, abbiamo approfondito il greige, tonalità intermedia tra grigio e beige, in grado di unire neutralità e calore. La ricerca del colore non è solo estetica: consideriamo anche l’ armonia con gli altri materiali e l’ impatto visivo e percettivo dello spazio.
Quale peso hanno le finiture nella filiera e nello sviluppo di nuovi prodotti? Le finiture incidono in modo significativo su tutta la filiera. Dalla scelta delle materie prime ai cicli produttivi, ogni dettaglio richiede competenze specifiche e controllo costante. La tecnologia ha reso le fabbriche sempre più automatizzate, ma il ruolo delle persone resta centrale. Produciamo circa 20 milioni di metri quadrati l’ anno in tre stabilimenti italiani – Imola, Faenza e Borgo Tossignano – senza esternalizzare le lavorazioni. Una filiera corta che valorizza il legame con il distretto ceramico anche attraverso l’ utilizzo di macchinari locali e che ci consente di mantenere standard elevati, rapidità di intervento e flessibilità nella personalizzazione. Un Made in Italy totale che esportiamo in circa 100 Paesi.
Le finiture aiutano a rafforzare anche le performance tecniche di un prodotto? Sì, senza dubbio. La superficie non è solo estetica: influisce su resistenza allo scivolamento, durabilità e praticità. Per i pavimenti, ad esempio, rispettare normative come R9 o R10( richiesta in Germania e Austria) garantisce sicurezza ma può dare un effetto più ruvido. Nei rivestimenti murali, invece, possiamo privilegiare texture più morbide e piacevoli al tatto. Livelli superiori come R11 o R12 sono pensati infine per esterni o ambienti tecnici. In ogni caso, la finitura è un elemento che unisce design e performance, trasformando la piastrella in un prodotto completo, capace di dialogare con l’ ambiente e l’ utente. La sperimentazione resta dunque un elemento centrale del nostro processo creativo.
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