Il Bagno Oggi e Domani Aprile 2026 | Página 12

EDITORIALE

QUANDO LO SHOWROOM DEL BAGNO SCOPRE DI AVERE NUOVE STANZE

Oscar G. Colli
Al fine di dare un titolo consono al contenuto di questa nostra opinione- che accompagna l ' edizione dedicata al Salone del Mobile 2026 e a quel denso calendiaprile di attività proto-mercantili distribuite, come sestieri veneziani, nel vasto capoluogo lombardo- ci siamo interrogati su quale fenomeno meritasse, in questo momento, una riflessione non frettolosa. Non una notizia, si badi: chi stende queste righe ha da tempo smesso di rincorrerla, preferendo la più lenta e forse più utile pratica di ratificare ciò che accade prima che qualcuno si accorga che stia accadendo davvero. Il fenomeno in questione riguarda gli showroom dedicati all ' arredobagno, quei luoghi che fino a non molti anni fa si limitavano, quasi pudicamente, a disporre sanitari, rubinetterie e rivestimenti ceramici lungo corridoi più o meno ispirati, e la silenziosa ma inesorabile trasformazione che li sta attraversando. Non un terremoto, per intenderci: più una lenta deriva continentale, di quelle che non si avvertono sotto i piedi ma che, a distanza di qualche anno, hanno spostato tutto. La questione è, nella sua essenza, progettuale. Il bagno contemporaneo, e qui non scopriamo acqua calda, è il caso di dirlo, non è più il locale di servizio relegato in fondo al corridoio che generazioni di geometri e costruttori ci hanno consegnato come unica eredità possibile. È diventato uno spazio da abitare, da raccontare, da progettare con la stessa cura e la stessa ambizione riservata agli ambienti che un tempo si chiamavano nobili. Luce, volumi, materiali, continuità tra interno ed esterno: tutto concorre a definire un ' esperienza che il semplice catalogo di prodotto non è più in grado di rappresentare adeguatamente. In questo contesto, e qui sta il punto che ci interessa sottolineare, alcuni titolari di showroom, i più solerti e i più lungimiranti, hanno compreso che la proposta espositiva doveva evolvere di conseguenza. Non per inseguire mode, non per riempire metrature rimaste vuote dopo qualche riorganizzazione, ma per rispondere a una domanda progettuale che il mercato stava formulando con crescente insistenza. Uno spazio ridisegnato, dunque, capace di ospitare degnamente tutto ciò che concorre a definire l ' ambiente nel suo insieme- dalla ceramica al rubinetto, fino all ' infisso di qualità che sempre più spesso bussa alla porta di questi luoghi, reclamando il proprio posto nel racconto dell ' abitare- e di farlo con quella coerenza estetica che il cliente evoluto, oggi, non è disposto a rinunciare. È qui che entra in scena, con un ruolo che non esiteremmo a definire strutturale, la figura dell ' interior designer. Non ospite occasionale dello showroom, non consulente chiamato a tappare qualche falla espositiva, ma interlocutore privilegiato e corresponsabile di un percorso progettuale che comincia molto prima della scelta del sanitario e finisce molto dopo la posa dell ' ultimo rivestimento. Il coinvolgimento qualitativo e personalizzato di questa figura, di cui chi scrive è da sempre convinto sostenitore, rappresenta, a nostro avviso, la vera discriminante tra gli showroom che stanno crescendo e quelli che stanno semplicemente sopravvivendo. Anche Cersaie, la fiera che chi scrive frequenta da abbastanza anni da averne visto le trasformazioni più significative, sta registrando segnali in questa direzione. Siamo, è bene dirlo, ancora in una fase iniziale: il tema è sul tavolo, ma non ancora nel piatto. C ' è tutto lo spazio, e tutto il tempo, per presidiarlo con intelligenza, senza la fretta di chi scambia un ' alba per un mezzogiorno. Non vi abbiamo, in queste righe, fornito notizie in anteprima. Ne siamo perfettamente consapevoli, e non ce ne scusiamo. Ci siamo limitati a dare forma a ciò che molti già osservano e pochi ancora si decidono a nominare. Il resto, come sempre, lo farà il mercato. Con la sua consueta, imperturbabile indifferenza per le nostre opinioni.
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