Il Bagno Oggi e Domani Aprile 2026 | Página 10

EDITORIALE

L’ ATTO NOBILE DI AFFRONTARE LA REALTÀ

Ph. Camilla Albertini
Cristina Mandrini cristina. mandrini @ dbinformation. it
Diciamolo, non è facile trovare belle notizie da raccontare per alleggerire gli animi di questi tempi e mai come in questi ultimi anni abbiamo imparato a esercitare l’ arte del pesare bene contenuti e parole, per dare un senso al nostro lavoro quando i pensieri delle persone sono concentrati su temi come guerre, pandemie, emergenze sociali. È una questione di rispetto. Non si può fare finta di niente. Non sarebbe una comunicazione credibile e rischierebbe di urtare la sensibilità di chi ogni giorno deve lottare per fare fronte ai temi di cui sopra all’ interno della propria azienda e del proprio contesto territoriale, economico e sociale. E se fino a qualche anno fa i professionisti della comunicazione di“ settore”( giornali, pr, fiere) potevano permettersi di non occuparsi direttamente dei problemi che assillavano il mondo, per concentrarsi invece sulla costruzione e sulla narrazione di un’ idea di bellezza“ che salverà il mondo”( come sosteneva L’ idiota di Fëdor Dostoevskij), ecco oggi questo approccio non funziona più. Oggi è necessario stare tutti un po’ più con i piedi per terra, espressione popolare ma efficace per dire che essere concreti è e deve essere un atto di responsabilità, di solidarietà, di progettualità. Affrontare le difficoltà invece che mistificarle, forse, potrebbe aiutare a stabilire più empatia tra le persone e a provocare più volontà di collaborazione, anche tra imprese. Quindi, in concreto, oggi succede che molte piccole e medie aziende( concentriamoci su queste), proprio nel bel mezzo dei preparativi per l’ evento su cui hanno investito la maggior parte se non tutto il budget dell’ anno, il Salone del Mobile. Milano, si trovano ampie aree
dei loro mercati esteri bloccate, costi per l’ energia impazziti, necessità di trovare soluzioni a breve termine. Nell’ immediato, però, hanno soprattutto bisogno di confrontarsi con gli organizzatori della fiera per cogliere segnali, magari avere rassicurazioni, capire quali interlocutori e opportunità incontreranno in fiera se la guerra non finirà a breve … Oggi un’ azienda italiana ci ha scritto, descrivendo il suo senso di solitudine nell’ affrontare un sistema fieristico che corre veloce verso l’ apertura dei tornelli, in silenzio, con scarsa capacità di ascolto verso gli espositori. Non è la prima volta che raccogliamo questi sfoghi e non riguardano solo Milano. È un malumore che circola da tempo, ma che nonostante tutto non riesce a spegnere l’ entusiasmo né a mettere in dubbio la convinzione di chi sceglie di esporre, per fare parte del sistema in modo costruttivo, e di chi riconosce che la fiera rimanga sempre e comunque un luogo di dialogo, di incontro, di confronto, dove poter esprimere i propri valori e la propria capacità imprenditoriale, Made in Italy nel caso di chi ci ha scritto, e dove poter raccogliere opportunità. Ne siamo convinti anche noi: le fiere sono un patrimonio da tutelare, a loro volta però esse devono sapere tutelare i loro clienti, gli espositori, quando manifestano difficoltà. Tornando alla mail dell ' azienda che ci ha scritto oggi, finisce così:“ Continuiamo a rimboccarci le maniche e a credere nelle nostre capacità. Siamo imprenditori, siamo abituati a guardare in faccia la realtà. Provare a gestirla non è un atto vile, ma nobile”. Nostro dovere allora è raccontarla onestamente. Ci vediamo al Salone del Mobile, anzi, al Salone del Bagno, all’ ingresso dei padiglioni 6 e 10!
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