I_Canti_di_Castelvecchio Canti di Castelvecchio | Page 99

di culla. La legna scoppietta; ed un fioco fragore all’ orecchio risuona di qualche invitato, che un poco s’ è fermo su l’ uscio, e ragiona.
III
È l’ ora, in cucina, che troppi due sono, ed un solo non basta: si cuoce, tra murmuri e scoppi, la bionda matassa di pasta.
Qua, nella cucina, lo svolo di piccole grida d’ impero; là, in sala, il ronzare, ormai solo, d’ un ospite molto ciarliero.
Avanti i suoi ciocchi, senz’ ira né pena, la docile macchina gira serena,
qual docile servo, una volta ch’ ha inteso, né altro bisogna: lavora nel mentre che ascolta, lavora nel mentre che sogna.
IV
Va sempre, s’ affretta, ch’ è l’ ora, con una vertigine molle: con qualche suo fremito incuora la pentola grande che bolle.
È l’ ora: s’ affretta, né tace, ché sgrida, rimprovera, accusa, col suo ticchettìo pertinace,