Nell’ orto
I
A casa mia giunto sul vespro alfine, io vedo un sogno ch’ è pur cosa vera.
I quattro peri che piantai nell’ orto a circondar la conca d’ arenaria, vedo fioriti! E il cielo è bigio e smorto, la nebbia fuma, fredda punge l’ aria: la neve è su la Pania solitaria...- Allora, a marzo, o che lassù non c’ era?-
E tutto cade, tutto va, si perde; il fiume va come una folla in pianto. La quercia ha il musco e l’ edera, di verde: sui verdi rami ha un suo gran rosso manto. Sol foglie secche, e i vostri fior soltanto!...- O non era così di primavera?-
Marzo a decembre, alba somiglia a sera! Eppure altro è il principio, altro la fine.
II
Vedo tremare un poco le fogline delle corolle al vento che le sfiora.
Avete il tempo, arbusti miei, sbagliato: ora non viene la dolciura in cielo. Non si prepara a rifiorire il prato: viene la brina e mangia ogni suo stelo. Viene la brina, ed anche viene il gelo...- E così dunque non accadde allora?-
Ma il monte allora ritornò turchino, e fiorirono i peschi e gli albicocchi. Era fiorito il mandorlo e il susino,