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ALLA RICERCA DELLE NOSTRE ORIGINI
La sala picena del Museo Archeologico ci aspetta
A
ncona, martedì 2 febbraio - È una mattina soleggiata e c’è un’aria frizzante.
Entriamo nell’elegante e maestoso “Palazzo Ferretti” che nel corso degli ultimi tre anni è stato
una nostra seconda scuola.
Il palazzo fu edificato nel XVI sec. alle pendici del colle
Guasco, per volontà del conte Angelo Girolamo Ferretti;
dal 1958, è sede del Museo Archeologico Nazionale delle
Facciata del Museo
Archeologico Nazionale
di Ancona
Marche.
Il museo ci
mostra come
nella
nostra regione si siano succedute le civiltà, dal Paleolitico all’alto Medioevo;
le sue maggiori attrattive sono la sezione preistorica (pietre scheggiate, orsa Bruna…) e protostorica dedicata alla
civiltà picena: comprende anche ricche collezioni relative
alle civiltà greca, romana e dei Galli Senoni.
I reperti riguardanti i Piceni formano la più completa
raccolta esistente ed è proprio in questa sezione che la
nostra guida Cecilia (vecchia conoscenza!) ci sta accompagnando: nelle teche sono conservati abiti, corredi fune-
rari, scudi di bronzo, vasi,
gioielli d’oro e d’ambra,
fibule in bronzo e oggetti
di uso comune.
Dalla presenza delle armi ritrovate nelle tombe
maschili possiamo capire
che i Piceni erano un popolo guerriero; la guida
inoltre ci racconta che
erano un popolo di mercenari, che tenevano
molto alla pulizia personale e che amavano circondarsi di cose belle: vasi greci, gioielli, rasoi per
depilarsi, accessori per
l’abbellimento dei vestiti…
Infine dai loro reperti
possiamo comprendere
che questo popolo era
aperto ad intensi scambi
commerciali e culturali.
CURIOSITÀ
Perché il picchio è il simbolo della nostra regione?
Per gli scrittori antichi (Strabone, Plinio il Vecchio e Festo) i Piceni
avrebbero avuto origine da una migrazione di Sabini: un picchio (picus), uccello sacro a Marte dal quale il gruppo trasse il nuovo nome,
li avrebbe guidati posandosi durante il viaggio sul loro vessillo.
Il motivo di questa migrazione sarebbe stato un voto di “primavera
sacra”: presso le antiche popolazioni era consuetudine offrire agli dei
tutti i nati tra il 1° marzo e il 30 aprile di un anno di carestia o di guerra; gli animali venivano immolati mentre i bambini, una volta raggiunta l’età adulta, all’inizio della bella stagione erano accompagnati ai
confini da dove partivano alla ricerca di nuove terre in cui stabilirsi e
fondare nuovi villaggi.
La classe V