Giornale dell'Installatore Elettrico Giguno 2026 | Page 4

4 EDITORIALE
DANIELE BONALUMI

Transizione energetica: il rischio degli impianti che funzionano

L’

Europa ha fissato le scadenze. Meno 16 % di consumi di energia primaria entro il 2030, edifici a emissioni zero entro il 2050: la Direttiva 2024 / 1275 non lascia margini di interpretazione. L’ Italia dovrà recepirla, costruire un Piano Nazionale di Ristrutturazione, mobilitare risorse e installatori su un patrimonio edilizio di cui il 53,7 % è stato costruito prima del 1976. La transizione energetica residenziale è ufficialmente partita. E su questo fronte il dibattito è già saturo: incentivi, classi energetiche, fotovoltaico, pompe di calore, target al 2030. Si parla di tutto, tranne di una cosa. Gli impianti elettrici su cui tutto questo sta atterrando. Non gli impianti palesemente inadeguati, quelli si vedono, si segnalano, si sostituiscono. Il problema sono gli impianti che funzionano. La pompa di calore scalda, la wallbox ricarica, le luci si accendono, il magnetotermico non scatta. Tutto normale. L’ impianto dell’ appartamento degli anni‘ 70 eroga corrente come ha sempre fatto. Solo che adesso ci gira sopra un carico continuativo da 5 kW che non era stato previsto, su una linea da 1,5 mm ² protetta da un magnetotermico da 10 A che condivide il circuito con altre prese. Non scatta perché non è dimensionato per intercettare questo profilo di sovraccarico. La CEI 64-8, nelle sezioni 433 e 434, descrive esattamente questo scenario: sovraccarico moderato e costante, insufficiente a provocare l’ intervento immediato delle protezioni, sufficiente a degradare progressivamente gli isolamenti. Il rischio si accumula in silenzio. L’ impianto funziona: ed è proprio questo il punto. Lo stesso meccanismo si replica con la ricarica EV. Una sessione notturna da 8-10 ore su una derivazione del box, linea da 1,5 mm ², nessun RCD dedicato, nessuna verifica del coordinamento con l’ impianto di terra. La CEI 64-8 sezione 722 richiede linea dedicata, conduttore adeguato, differenziale di tipo A o B. Requisiti che nella stragrande maggioranza delle installazioni domestiche non vengono verificati prima dell’ installazione, perché non c’ è un guasto visibile che le motivi. La wallbox carica. Tutto funziona. Gli articoli di questo numero affrontano il tema senza sconti: il parco impiantistico residenziale italiano, nella sua configurazione attuale, non è compatibile con i carichi che la transizione energetica gli sta scaricando sopra. Non perché sia palesemente inadeguato. Perché funziona in modo che nessuno ha mai verificato. La verifica di compatibilità impiantistica non è un’ opzione accessoria dell’ installazione di una pompa di calore: è la condizione tecnica che separa un’ installazione a regola d’ arte da una che trasferisce il rischio dall’ impianto termico a quello elettrico. La Casa Green non si inceppa sugli impianti palesemente inadeguati. Si inceppa su quelli che funzionano. daniele. bonalumi @ dbinformation. it www. nt24. it