Giornale dell'Installatore Elettrico Aprile 2026 | Page 31

DATA CENTER E AI 31
LE TRE TECNOLOGIE DI RAFFREDDAMENTO A LIQUIDO
Il direct-to-chip liquid cooling utilizza circuiti chiusi di liquido refrigerante— acqua demineralizzata, miscele glicolate o fluidi dielettrici— che asportano il calore direttamente dalle superfici dei processori tramite cold plate. Consente densità superiori a 50 kW per rack con PUE inferiori a 1,2 e si integra con architetture elettriche già note. L’ immersion cooling porta il concetto all’ estremo: i server vengono immersi completamente in vasche contenenti fluidi dielettrici che asportano il calore per convezione naturale o forzata. Densità superiori a 100 kW per rack e PUE teorici prossimi a 1,05-1,1, con l’ eliminazione completa di ventole, heat sink e impianti di condizionamento tradizionali. I rear-door heat exchanger sono sistemi di scambio termico integrati nelle porte posteriori dei rack, che intercettano l’ aria calda in uscita e la raffreddano tramite circuiti a liquido. Impatto contenuto sull’ infrastruttura esistente, temperature di sala compatibili con la presenza di personale operativo.
Liquid cooling e immersion cooling: raffreddare l’ impossibile
Per affrontare le densità di potenza crescenti, l’ industria sta rapidamente migrando verso soluzioni di raffreddamento a liquido. Le tecnologie in campo sono sostanzialmente tre, con caratteristiche e gradi di maturità diversi. Il direct-to-chip liquid cooling utilizza circuiti chiusi di liquido refrigerante— acqua demineralizzata, miscele glicolate o fluidi dielettrici— che asportano il calore direttamente dalle superfici dei processori tramite cold plate. Elimina gran parte del raffreddamento ad aria e consente densità superiori a 50 kW per rack con PUE inferiori a 1,2. È la soluzione più diffusa nei nuovi impianti ad alta densità, anche perchè si integra con architetture elettriche già note. L’ immersion cooling porta il concetto all’ estremo: i server vengono immersi completamente in vasche contenenti fluidi dielettrici— come 3M Novec o equivalenti— che asportano il calore per convezione naturale o forzata. Il risultato sono densità superiori a 100 kW per rack e PUE teorici prossimi a 1,05-1,1, con l’ eliminazione completa di ventole,
EDGE DATA CENTER: UN MERCATO DISTRIBUITO
Gli edge data center( impianti da 1-10 MW localizzati in prossimità degli utenti finali) sono destinati a supportare applicazioni a bassa latenza: gaming online, realtà aumentata, telemedicina, guida autonoma. Invece di concentrare tutto su pochi mega-hub in Lombardia e Lazio, l’ edge computing distribuisce i carichi su tutto il territorio nazionale, valorizzando risorse rinnovabili locali e creando opportunità di simbiosi industriale per il recupero del calore. Dal punto di vista progettuale richiedono soluzioni standardizzate, modulari e ad alta affidabilità, con architetture prefabbricate installabili in container, edifici riconvertiti o spazi industriali dismessi. heat sink e impianti di condizionamento tradizionali. Una soluzione ancora di nicchia, ma in rapida crescita nei cluster dedicati all’ AI. I rear-door heat exchanger rappresentano un approccio intermedio: sistemi di scambio termico integrati nelle porte posteriori dei rack, che intercettano l’ aria calda in uscita dai server e la raffreddano tramite circuiti a liquido. Consentono di mantenere temperature di sala compatibili con la presenza di personale operativo e apparati ausiliari, con un impatto contenuto sull’ infrastruttura esistente. Per la filiera elettrica, padroneggiare queste tecnologie significa acquisire competenze in ambito idraulico, sistemi di pompaggio, controllo della qualità del fluido refrigerante e monitoraggio delle perdite. Ma significa anche aprirsi a opportunità concrete di recupero del calore ad alta temperatura: i fluidi dielettrici possono raggiungere i 50-60 gradi Celsius, temperature ottimali per alimentare reti di teleriscaldamento o processi industriali.
Edge computing e distribuzione territoriale
Parallelamente ai mega data center hyperscale, sta emergendo un secondo trend: la distribuzione territoriale di data center di piccola e media taglia( 1-10 MW) localizzati in prossimità degli utenti finali, noti come edge data center. Questi impianti sono destinati a supportare applicazioni a bassa latenza— gaming online, realtà aumentata, telemedicina, guida autonoma— e a ridurre il carico sui backbone di rete a lunga distanza. Per la filiera elettrica italiana, questo trend apre uno spazio di mercato diverso da quello dei grandi hub. Invece di concentrare tutto su pochi megahub in Lombardia e Lazio, l’ edge computing distribuisce i carichi su tutto il territorio nazionale, sfruttando capacità di rete residua in aree meno congestionate, valorizzando risorse rinnovabili locali— mini-idroelettrico, biomasse, fotovoltaico distribuito— e creando opportunità di simbiosi industriale con utenze locali per il recupero del calore. Dal punto di vista progettuale, gli edge data center richiedono soluzioni standardizzate, modulari e ad alta affidabilità, con architetture prefabbricate installabili in container, edifici riconvertiti o spazi industriali dismessi. Tempi di realizzazione più brevi, investimenti più contenuti, e una geografia del mercato che non è più solo quella delle grandi metropoli.
GIE- IL GIORNALE DELL’ INSTALLATORE ELETTRICO