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Le opportunità per i professionisti
Dallo scenario tracciato emergono indicazioni operative concrete per chi lavora nella filiera elettrica dei data center. Il primo passo è coinvolgere il TSO o il DSO fin dalle fasi preliminari. Nelle aree ad alta concentrazione di richieste, la capacità di rete è il vincolo principale. Un confronto precoce con Terna o con il distributore locale consente di verificare la fattibilità della connessione, concordare il livello di tensione( BT, MT, AT) e individuare eventuali necessità di rinforzi. Meglio scoprirlo all’ inizio che in fase di cantiere avanzato. Sul fronte progettuale, l’ obiettivo deve essere il PUE target- non solo la potenza di targa. Il PUE è diventato un KPI centrale per committenti, finanziatori e autorità di controllo. Definire da capitolato un PUE massimo ammesso
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( ad esempio 1,4 o 1,5) e legare parte dei corrispettivi dell’ appaltatore al raggiungimento di questo obiettivo è una pratica in rapida diffusione. Per centrarlo serve una progettazione integrata di raffreddamento, distribuzione elettrica e monitoraggio, con attenzione ai dettagli costruttivi- tenuta dei corridoi caldi e freddi, percorsi dell’ a- ria, posizionamento degli HVAC- e adozione di soluzioni innovative come free-cooling, adiabatic cooling e liquid cooling. I sistemi di misura granulari vanno predisposti fin dall’ inizio, non aggiunti in corsa. L’ obbligo di reporting previsto da EED3 richiede la capacità di separare i consumi per carico IT, raffreddamento, ausiliari e illuminazione. Questo implica l’ installazione di misuratori elettrici dedicati per ciascuna linea di carico, con interfacce verso sistemi BMS o EMS in grado di aggregare, storicizzare ed esportare i dati in |
formati standard. La mancanza di queste funzionalità in fase di progetto comporta costosi interventi di retrofit successivi. Il recupero del calore di scarto è un’ opportunità che in Italia resta quasi completamente inesplorata. Le linee guida MASE e la prassi UNI / PdR 148:2023 spingono in questa direzione. Per i data center localizzati in aree urbane o vicini a distretti industriali con reti di teleriscaldamento, è opportuno valutare fin dalla fase di concept la fattibilità tecnica ed economica del recupero, coinvolgendo utility locali, amministrazioni e progettisti termotecnici. Anche in assenza di reti esistenti, il calore può valorizzare edifici adiacenti- uffici, magazzini, serre- o alimentare processi industriali a bassa temperatura. I BESS e gli UPS dei grandi data center possono diventare una fonte di ricavo, non solo un costo. Con capacità nell’ ordine delle decine o centinaia di MWh, questi sistemi possono- quando non |
impegnati a supportare il carico IT- fornire servizi ancillari alla rete: Fast Reserve, regolazione di frequenza, peak shaving. Un’ opportunità che richiede interfacce tecniche adeguate( controlli avanzati, comunicazione con Terna, sistemi di telemetria) e competenze specifiche in ambito di mercati elettrici e contrattualistica, ma che apre flussi di ricavo aggiuntivi per il gestore e contribuisce alla stabilità del sistema elettrico. Infine, documentare e certificare le prestazioni energetiche è già un differenziale competitivo. La prassi UNI / PdR 148:2023, pur non essendo cogente, sta diventando uno standard di fatto per i capitolati tecnici dei grandi committenti. Predisporre la documentazione necessaria per certificare il PUE, il WUE, il CUE e il REF fin dalla fase di commissioning- attraverso protocolli di misura verificabili e audit di terza parte- significa presentarsi ai tavoli di gara con qualcosa che non tutti i concorrenti hanno. |
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