Frammenti di luce e di colore Una finestra sull'Impressionismo | Page 34
mi sociali e la sofferenza delle classi in-
feriori che spesso veniva nascosta. Era
inoltre un atto di ribellione nei confronti
della pittura classicheggiante, destinata
alle élite, che si occupava solo della bel-
lezza, della grandezza, dell’armonia, sia
nei temi che nel modo di rappresentarli:
i realisti come Millet, invece, sceglieva-
no come soggetti gente povera, semplice,
umile. Per la prima volta, nell’arte, erano
le persone comuni a essere protagoniste.
Soggetti mitologici, storici o religiosi era-
no invece categoricamente esclusi. L’in-
dignazione per queste immagini ritenute
volgari era aumentata dal fatto che spes-
so si sceglieva di rappresentarle su tele di
grande formato, che fino ad allora erano
sempre state riservate alla pittura storica.
Alcuni pittori, come Courbet, si diede-
ro al paesaggismo, con la prospettiva di
dover rappresentare la realtà della natu-
ra senza essere condizionati dall’accade-
mia. Cambiò anche la composizione dei
quadri, non più perfettamente studiata e
simmetrica, ma assolutamente naturale,
disarmonica. Un ruolo fondamentale in
tal senso ebbe la scuola di Barbizon. In
Italia, il gruppo toscano dei “Macchiaioli”
aveva tendenze più o meno simili. Imac-
chiaioli furono i primi a dare la priorità
al colore piuttosto che al disegno, a sem-
plificare il paesaggio, ad usare macchie
di colore nette senza effetti chiaroscurali,
per imitare la visione dell’occhio (motivo
per cui vennero chiamati così con tono di-
spregiativo), a prestare più attenzione alla
luce. Tutte caratteristiche che ritroviamo
estremizzate nei pittori impressionisti,
fig. 1:
Jean-François Millet,
Spigolatrici,
1857; olio su tela,
83x110 cm, Parigi,
Musée d’Orsay
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