A lato : Giuseppe Bergomi , Ilaria con cuffia e spugna , 1997 , bronzo policromo , © Fondazione Brescia Musei - Fotostudio Rapuzzi . Sotto : ® Installation view Fondazione Brescia Musei , Ph . Alberto Mancini . Nella pagina accanto , foto grande : Giuseppe Bergomi , Valentina accovacciata , 2004 , bronzo policromo © Fondazione Brescia Musei , Fotostudio Rapuzzi . Foto piccola : Giuseppe Bergomi , Nudo orientale con poltrona e cuscino ( particolare ) 2015 , bronzo , © Fondazione Brescia Musei - Fotostudio Rapuzzi .
Stefania Vitale stefania . vitale @ dentrocasa . it
va a sottolineare tanto la straordinarietà dell ’ opera , tanto la possibilità di collocarla in contesti prestigiosi in dialogo con volumi e luce naturale . Concepito in senso cronologico , il percorso si apre non a caso con il debutto di Bergomi , nel 1978 , alla Galleria dell ’ Incisione di Brescia , dove espose una serie di dipinti : fra questi anche “ Lione 1958 ” ( dove l ’ artista si ritrae da bambino accompagnato dal padre e dalla nonna ) opera scelta per aprire la rassegna attuale . La scultura , successivamente , rappresentò la svolta decisiva per Bergomi , la folgorazione necessaria , a dispetto di quello che l ’ artista stesso definì come un iniziale “ equivoco ”. Dalla terracotta al bronzo , si dipana così un viaggio affascinante e in continua evoluzione che non dimentica mai le origini e soprattutto la devozione alla famiglia . Muse di Giuseppe Bergomi sono infatti spesso la moglie Alma , anch ’ ella artista , e le figlie Valentina e Ilaria , in prima fila nelle trame di una “ danza ” che si perpetua fino ai nostri giorni e diventa oggetto di poesia . Figure intere o busti , corpi eretti , seduti , sdraiati , accovacciati , corpi invocanti o rilassati , forti di un ’ umanità palpitante di valori e intimità . Corpi che , specie nelle iconiche figure bronzee , vedi la splendida “ Africa con violoncello ” esposta alla Biennale di Venezia del 2011 , dialogano armoniosamente con elementi geometrici e spaziali . È un linguaggio che trasuda magnetismo , quello di Bergomi , nel costante confrontarsi dell ’ artista con gli attori del suo stesso mondo , senza alcun intermediario di sorta . Un ’ arte che celebra la vita e ne diventa meraviglioso corollario , come indelebile traccia autobiografica che lascia anche affiorare discreti risvolti psicologici . Bagagli di memoria in un echeggiare continuo di forme che vanno idealmente a confluire tutte al punto di inizio . Allusiva a tale proposito è l ’ inedita “ Colazione a letto ”, rappresentazione di una serena oasi famigliare che fa da rimando ad un inevitabile passaggio di testimone da una generazione all ’ altra . Come in un processo di eterno ritorno , tra sogno e materia , nel quale la scultura è accettazione e celebrazione della realtà in tutta la sua naturale grandezza .