DENTROCASA NOVEMBRE 2025(clone) | Seite 49

Dall’ alto in senso orario: Matthias Brandes, Illuminazione, 180x120 cm, 2020; Matthias Brandes, Capriccio 3, 2023, olio e tempera su tela, 20x20 cm; Matthias Brandes,
Borgo, 2013, olio e tempera su tela, 80x90 cm. Nella pagina accanto: Matthias Brandes, Come passa il tempo, 80x90 cm, 2022.
Matthias, quali sono gli artisti che hanno influenzato il tuo percorso e che ti hanno formato?“ Dopo gli studi avrei potuto intraprendere la carriera accademica come professore di liceo, per la quale mi ero abilitato. Decisi però di rifiutare questa opportunità, con grande scalpore in famiglia, per dedicarmi alla carriera di artista. Comprendevo che questa strada sarebbe stata lunga e ardua, soprattutto perché non aderivo a nessuna delle correnti artistiche seguite dai miei compagni d’ accademia. Nel corso dei miei studi avevo appreso alcune tecniche, poche, vista la mia costante partecipazione alle lotte studentesche, ma di buona qualità. Successivamente decisi quindi di affidarmi a un insegnante, G. Graubner, un pittore astratto molto noto all’ epoca, che si ispirava a Mark Rothko e alla magia pura del colore senza composizione. I consigli che mi diede furono fondamentali, tanto che li ritengo estremamente validi ancora oggi”. Poi, arrivato in Italia, hai trovato una realtà diversa. Hai dovuto studiare le varie correnti artistiche del momento, adattarti al sistema e alla mentalità del Novecento Italiano...“ Ero ancora alla ricerca di uno stile: figure, oggetti quotidiani, paesaggi e, piano piano, emerse la mia vocazione al realismo. Essendo di sinistra, ero affascinato da Renato Guttuso e infatti iniziai a trarre ispirazione dal suo lavoro. Cominciai a studiare l’ italiano, sognando di andare un giorno a Roma per chiedergli se mi avrebbe accolto come assistente. Naturalmente non se ne fece nulla, ma nel frattempo apprendevo la lingua e mi immergevo nella tradizione pittorica, distaccandomi da quella tedesca. Gli scritti di Guttuso mi portarono ad apprezzare Morandi e, più in generale, il Novecento Italiano. Vivendo da qualche
Gianbattista Bonazzoli bonazzoli99 @ gmail. com cell 328 3465570
tempo in Italia ebbi l’ opportunità, negli anni‘ 90, di visitare una mostra di Balthus a Venezia e ne rimasi incantato. Non tanto per i
soggetti – quelle sue fanciulle – quanto per la luce, i colori, e ancor più per il suo riferimento a Piero Della Francesca. Balthus mi insegnò che si può prendere una posizione che definirei“ anacronismo contemporaneo.” Avrei potuto lavorare al di fuori delle tendenze attuali, dell’ accademismo, del concettualismo o dell’ iperrealismo dei miei colleghi; non dovevo aderire a nulla, non dovevo inserirmi in alcun“-ismo”; dovevo soltanto seguire ciò che mi incuriosiva nella pittura europea millenaria. Col tempo ridussi i miei soggetti a pochi elementi: case che non sono edifici abitabili, figure statuarie di donne con qualche oggetto in mano, i cavalli bianchi, i bagnanti, l’ acqua che sale e scende. Nel 2018, ebbi l’ occasione di tenere una grande mostra antologica al Museo MAGI di Pieve di Cento( Bo) con 45 opere che ricoprivano il raggio di quarant’ anni di pittura. Fu allora che compresi – ed è curioso come un artista abbia bisogno di riconoscerlo da sé – il filo rosso che attraversava tutta la mia ricerca pittorica. Negli ultimi dieci anni ho iniziato a esporre soprattutto nelle fiere internazionali, in Cina e nell’ est e sudest asiatico, ma tanto anche in America ed Europa, dove ho avuto il piacere di conoscere i miei collezionisti. Ho scoperto che la pittura, come la poesia, crea un legame tra le anime”.