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ue mondi che convivono, tra ordine e eccesso. Da una parte l’ equilibrio compositivo, dall’ altra la costante propensione ad una prospettiva dinamica e eccentrica. L’ universo del fotografo newyorkese Rodney Smith( 1947-2016) si traduce in un approccio immaginativo sempre in bilico fra una raffinata lettura della realtà ed una vocazione più visionaria. Palazzo Roverella di Rovigo gli rende omaggio in questo periodo con la prima grande monografica realizzata in Italia, dal tema“ Rodney Smith. Fotografia tra reale e surreale”, visitabile fino al prossimo 1 febbraio. La retrospettiva, che espone oltre cento opere, è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con diChroma photography, il Comune di Rovigo e l’ Accademia dei Concordi. Quella di Rodney Smith è, per dirla con le sue stesse parole, una“ avventura nel mondo”, una ricerca appassionata degli elementi più stravaganti con l’ intento di declinarli ad una narrazione visiva altrettanto curiosa o addirittura irriverente. L’ ironia è infatti elemento chiave della sua poetica, grazie a quella straordinaria capacità di trascendere l’ ordinario anche attraverso espedienti inaspettati. A rivelarlo sono le pose insolite dei suoi soggetti, catturati in una dimensione tra l’ onirico e l’ illusorio, come pure la presenza di artifici di scena ad arricchire la rappresentazione: un cappello, una valigia, una scaletta, un ombrello... Accostamenti inediti nel nome di una leggerezza che si fa paradosso echeggiando le atmosfere sospese di René Magritte, ma anche le suggestioni cinematografiche di Alfred Hitchcock, Buster Keaton o Charlie Chaplin. La mostra di Rovigo è suddivisa in sei sezioni tematiche: La divina proporzione, Gravità, Spazi eterei, Attraverso lo specchio, Il tempo, la luce e la permanenza e infine Passaggi. Le opere, frutto dell’ esclusivo utilizzo di luce e pellicola, senza cioè ricorrere ad alcun ritocco, sono per la maggior parte in bianco e nero, una precisa scelta estetica per Rodney Smith che, allievo di Walker Evans, ha cominciato a introdurre il colore solo dal 2002. A non mutare è il rigore formale delle immagini che viaggia in parallelo con la loro forza comunicativa senza riferimenti precisi a spazi e luoghi: è così che il messaggio tocca i poli estremi della spensieratezza e della malinconia, muovendosi tra una giocosa interpretazione della realtà e una proiezione verso mondi altri. Non è un caso quindi che per Rodney Smith, uomo colto e studioso di teologia e filosofia, il mezzo fotografico diventi il canale ideale per dar voce alla propria urgenza espressiva senza andare mai a tradire istintività e naturalezza. E, sempre nel nome di un irrinunciabile desiderio di autenticità, i suoi ritratti si fondono nel paesaggio vestendolo di fugaci istanti di poesia fino a confondere ad arte disillusione e incanto.
Stefania Vitale stefania. vitale @ dentrocasa. it