Qui accanto, una grafica per la sfilata FW25, ph. credits Arton Sefa. Nelle pagine precedenti, a sinistra un modello della sfilata FW25 disegnata da Alberto Caliri; a destra, una grafica per la sfilata SS26, ph. credits Arton Sefa.
Avere dei punti di riconoscibilità è una gran fortuna ma non si può rimanere ancorati ad essi perché un giorno potrebbero non funzionare più. Per questo vorrei ricostruire un plateau più variopinto dell’ universo Missoni”.
Quali sono le sue fonti di ispirazione?“ Il mio è un approccio sui generis. Mi piace recepire in continuazione input culturali e estetici: guardo, compro libri, giro mostre, mercatini e approfondisco moltissimo, ma non con l’ idea precisa di ricevere un’ ispirazione. Successivamente tutti questi elementi vanno a collimare in un qualcosa che per me diventa idea: si tratta di un processo estremamente naturale e al momento anche poco faticoso fortunatamente. Il grosso del lavoro per me è poi affinare tutto questo in maniera sempre più perfetta: sono predisposto alla qualità e un oggetto di valore lo riconosco immediatamente e con estrema dimestichezza”.
Un suo personale ricordo su Ottavio e Rosita Missoni?“ Prima di approdare in Missoni, sono stato un po’ girovago perché mi annoiavo con facilità. In questa azienda, invece, non solo ho avuto la possibilità di lavorare trasversalmente su più fronti, ma in più ho trovato un clima estremamente accogliente e famigliare: mi è anche capitato di trovarmi a pranzo, a casa di Ottavio e Rosita, ed è stato davvero facile per me recepire le loro idee. Il ricordo che ho di Ottavio è di un uomo affascinante e dal grande talento creativo. Una persona carismatica, pungente e ironica: sapeva conciliare mirabilmente il linguaggio dello sport con quello della moda, trasmettendo un fascino indescrivibile. In più riusciva a sdrammatizzare in maniera proverbiale apparendo dissacrante e divertente al tempo stesso. Con Rosita, per la quale ho sempre nutrito una stima assoluta, ho lavorato in maniera più diretta quando ero nel settore Home. Per me è stata una grandissima fortuna perché ho trovato una persona fatta, per così dire, di un’ altra materia. Aveva un’ attenzione, una cura e un occhio formidabili, oltre ad una visione sorprendente della modernità: credo che sia un fatto di genetica per certi personaggi. Il successo del marchio è stato proprio l’ unione di due persone di tale levatura, in tutto e per tutto complementari. Per me una lezione di vita, oltre che professionale...” ha concluso Caliri.
Una lezione pronta a conoscere nuovi approdi...