design story
ezio ramera
Le trasformazioni
di fine Ottocento
Dall’Età Vittoriana alla nascita
del mobile “brevettato”
T
ra la prima e la seconda Rivoluzio-
ne Industriale (1840/1870) è sempre
la Gran Bretagna al primo posto nel
campo del commercio, del consu-
mo, delle invenzioni, della meccaniz-
zazione e della tecnica.
Questo momento, definito “Età Vittoriana”, pren-
de il nome dalla Regina Vittoria, dura quanto il
suo regno e viene considerato una sorta di in-
voluzione industriale in quanto la decorazione
ha il sopravvento sulla fabbricazione meccaniz-
zata che, sostanzialmente, la negava.
Significativo di questo periodo è il movimento
“Arts and Crafts” che rispecchia fedelmente il
progetto ideologico di William Morris.
Tra riformatori inglesi, ingegneri francesi, inven-
tori americani, un posto di grande rilievo per
la storia del mobile spetta ai tedeschi, in par-
ticolare a Michael Thonet (già citato lo scorso
numero), ebanista austro-ungarico, che, con la
sua produzione, soddisfa pienamente i quattro
parametri del design. Dal 1860 al 1900 vennero
vendute circa 50.000.000 sedie “n. 14”, risulta-
to straordinario considerando la fase storica, e
quindi primo ed unico caso di “industrial desi-
gn” nel campo del mobile.
Se l’Inghilterra dell’Età Vittoriana è il paese guida
per la vicenda delle arti applicate, la Germania
è intenta a segnare la storia con la nascita del
design moderno con vere e proprie aziende
e realtà, come l’AEG, la Wiener Werkstätte e il
Bauhaus, mentre gli Stati Uniti sono i primi a
sviluppare la “produttività”.
Si diffonde di conseguenza la necessità di tu-
telare il prodotto dando così origine al mobile
“brevettato”. Il primo caso è la seggiola “Wilson”,
come era chiamata dal suo inventore (brevet-
to USA 116.784/4 luglio 1871), una poltrona da
invalido trasferita nell’arredamento domestico.
Tra i tedeschi e gli americani spunta quel dua-
lismo tra il mondo della macchina e il mondo
dello spirito, tra industria e artigianato che ca-
ratterizzerà il dibattito europeo per il primo tren-
tennio del Novecento.
Le indicazioni sono:
• L’impresa industriale deve impegnare gli sfor-
zi dell’intera nazione;
• Il vasto riconoscimento del ruolo della mac-
china;
• L’importanza della qualità su tutti gli altri valori
della produzione;
• Il ruolo dell’arte nel processo di qualificazione
del prodotto industriale.