DENTROCASA APRILE 2025 | Page 25

L’ INTERVISTA
L’ AUTOREVOLE PUNTO DI VISTA DEL FONDATORE DI DESIGN GALLERY MILANO. IL DESIGN COME STRUMENTO DI CONFRONTO E DI CULTURA
Una voce super partes, un parere obiettivo, neutrale, che racconti l’ emozione sottesa ad un pezzo di design ma senza arrivare a snaturarne la funzione originaria. Alla vigilia della Milano Design Week, quale punto di vista più autorevole di quello di Mario Godani? Ci siamo rivolti ad un esperto della materia, qualcuno che alla passione innata ha saputo unire tanta professionalità e dedizione, ritagliandosi un posto d’ onore nell’ universo della progettazione. Tra i soci fondatori e produttore esecutivo di Memphis, che ridefinì il ruolo del design contemporaneo, Mario Godani ha poi creato, negli anni’ 80, insieme alla moglie Brunella, la Design Gallery Milano, spazio che si è imposto nel tempo per lo spirito visionario, ma anche la ricerca e la sperimentazione di oggetti d’ arredo di grande suggestione. Un approccio pionieristico, in poche parole, di un’ interpretazione“ emozionale” del design stesso.
“ Sono un uomo del passato – esordisce Mario Godani – e le cose cambiano veramente molto in fretta. La mia formazione e le mie origini sono totalmente divergenti da quello che è lo scenario che si presenta oggi. Con questo non voglio apparire troppo negativo, ma ho un’ opinione, diciamo così, critica di quello che accade nell’ attualità”.
Cosa“ rimpiange” di qualche decennio fa?“ Era tutto più facile, naturale. La gente era più positiva e si dava più spazio alla creatività. L’ idea era quella che, occupandosi di design, si potesse comunicare qualcosa che andasse anche oltre il mobile. Si puntava molto, ad esempio, sulle collezioni e non sul singolo pezzo. Ogni designer che ha progettato per la nostra galleria riusciva a svariare su diversi temi, a cominciare da quello della manualità. Si mettevano quindi in moto dei meccanismi che davano vita ad un prodotto totalmente al di fuori delle logiche industriali e commerciali. Un prodotto rispondente invece ad un sentire che, nei primi anni di Memphis, sfociava anche in una interconnessione fra i diversi designer. Tutto questo grazie soprattutto al genio di Ettore Sottsass e alla sua capacità di fare gruppo, confrontarsi, dare vita a insiemi di oggetti che dialogavano trasversalmente fra loro. Ai tempi vigeva anche in realtà il tacito accordo secondo il quale il designer doveva seguire il suo pezzo in produzione: una modalità innovativa che poi non è più proseguita negli anni a venire” risponde Godani.
Che idea si è fatto invece del design contemporaneo?“ Innanzitutto si nota un avanzamento incredibile della tecnologia. Se poi guardi il risultato finale, però, c’ è un appiattimento totale della creatività. Paradossalmente inseguire procedimenti di alti livelli produce alla fine qualcosa di molto simile a qualcos’ altro. Il design, al contrario, nasce proprio come possibilità di dare vita a creazioni alternative, differenti, addirittura culturalmente distanti l’ una dall’ altra. Lo stesso Salone del Mobile esula oggi dalle premesse originarie del design: vedo mobili che vengono progettati a priori per essere ospitati direttamente nei musei, bypssando il necessario confronto col pubblico: oggetti cioè che si pongono su un territorio prettamente artistico. Branzi e Sottsass si erano tanto interrogati sulla direzione in cui stava viaggiando il design e io in prima battuta mi rifiutavo di numerare i singoli pezzi. Alla fine siamo arrivati al compromesso di lasciare in edizione limitata solo una serie controllata di pezzi delle diverse collezioni”.
Cos’ è per lei il design?“ In pochissime parole è uno strumento per raccontarsi e far discutere, confrontarsi, pensare... È un linguaggio per svelare in maniera alternativa quello che succede nella tua epoca. Un mezzo di comunicazione culturale, quindi. Ritengo comunque che il design sia un concetto“ fluttuante”: tutto quello che si pensava una volta è infatti smentito o ribaltato dalle circostanze odierne. Il mondo inevitabilmente cambia ma io oggi presterei più attenzione alle regole commerciali, che non sono necessariamente disprezzabili e tengono comunque in piedi le vendite”.
Facciamo un passo indietro. Come nasce il suo coinvolgimento nel settore?“ In realtà ho iniziato occupandomi di produzioni teatrali e in questo campo ho imparato l’ importanza della disciplina. Il successivo incontro con Ettore Sottsass è stato determinante. Quando gli si propose di rimettere in produzione i pezzi che aveva realizzato per Poltronova, lui rilanciò con l’ idea di creare qualcosa di totalmente nuovo: da qui la nascita del movimento Memphis, appunto, che si proponeva di rompere completamente gli schemi con tutto quello che era stato realizzato in precedenza. Secondo lo stesso Sottsass, Memphis, come ogni altro movimento della storia, doveva durare 5 anni, e su questo si sbagliava... – sorride Godani-. Design Gallery Milano, invece, è nata in seguito con l’ idea di ospitare designer che progettavano in piena libertà, senza attenersi ad alcun vincolo, se non quello di rappresentare semplicemente se stessi. Io e mia moglie ci eravamo imposti di non lasciarci troppo coinvolgere dai singoli pezzi, assumere cioè una posizione molto neutrale, ospitando così più di una collezione all’ anno. Nel corso del tempo abbiamo ospitato, tra gli altri, mostre di Ettore Sottsass, Andrea Branzi, Alessandro Mendini e Michele De Lucchi” conclude Godani.” conclude Godani.
Opere di ricerca, sperimentazione e avanguardia. Un irrefrenabile slancio creativo grazie al quale il design si specchiava nel proprio tempo...
Qui accanto, Ettore Sottsass, Adesso Però, ph. credits Santi Caleca