Coelum Astronomia 251 - 2021 - Page 95

Ho cercato di riprendere uno stesso numero di esposizioni per ogni pannello ma alla fine sono presenti delle differenze: si va da un minimo di 30 a un massimo di 40 immagini per ogni pannello. In totale sono circa 25 ore divise su più serate (e più mesi!).

La fase di “post-produzione” ha previsto, come prima cosa, la selezione delle varie immagini. Un'immagine discreta è composta dalla somma di immagini discrete. Uno degli errori iniziali che commettevo era di non selezionare le riprese ma di “buttare tutto nel calderone” perché mi dispiaceva scartare immagini. Nulla di più sbagliato!

Ho imparato con il tempo che è meglio impiegare 5 immagini buone piuttosto che 50 mediocri o scarse. Se poi invece di 5 se ne hanno 50 buone immagini, allora il risultato cambia decisamente. Ecco perché ho imparato anche che occorre selezionare accuratamente le immagini e, dove serve, integrare con altre riprese.

Per tutta la fase di post-produzione ho impiegato un noto software specificamente realizzato per l’astrofotografia (Pixinsight). L’approccio a questo programma non è particolarmente intuitivo e mi è tornato molto utile un corso di base che, con visione lungimirante, fu organizzato dal Presidente dell’associazione a cui sono iscritto, il Gruppo Astrofili Veneti.

Una conoscenza molto approfondita del software premetterebbe di raggiungere ottimi risultati, fermo restando che da solo non compie miracoli: la base resta sempre la qualità iniziale delle immagini. Elaborando le immagini dell’amico Ivan Busso, che riprende da un Osservatorio situato in Toscana dove le condizioni del cielo sono mediamente molto migliori, mi sono reso conto di quanto la qualità iniziale delle immagini faccia la differenza.

La mia conoscenza di Pixinsight è di base: ho imparato ad applicare i processi principali seguendo una certa sequenza e poco più. Una conoscenza approfondita permette di capire come agisce ogni singolo processo e i parametri che lo governano. In questo frangente Internet permette di reperire un grande aiuto, in quanto si trovano numerosi tutorial, sia in italiano che in lingua inglese, anche sottoforma di video, che aiutano nell’approccio con i vari software.

Come spesso accade però, nei tutorial tutto funziona sempre alla perfezione, ma nella realtà ho poi riscontrato diversi problemi, legati soprattutto al rendere uniforme la luminosità dei diversi pannelli.

Ogni volta c’era qualcosa che non andava: risolvevo un problema e se ne presentava regolarmente uno nuovo.

Alla fine sono dovuto scendere a compromessi, accettando il risultato “meno peggiore” (dipende da come si reputa il proprio lavoro… io preferisco essere autocritico). Quindi armatevi di molta pazienza.

Una nota importante, per chi vuole cimentarsi nell’astrofotografia in modo più “avanzato” è

Sopra. La postazione di lavoro per l’elaborazione delle immagini.

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