Coelum Astronomia 251 - 2021 - Page 88

Arecibo non è il primo telescopio a crollare. Quello di Green Bank ebbe una sorte simile e fu ricostruito. È l’esempio che molti divulgatori hanno usato per motivare il governo americano a fare lo stesso e a rifondare l’Osservatorio. La motivazione a lottare è stata forte, ma se il terreno di battaglia era già scivoloso e dipendente da equilibri sempre meno nelle mani degli scienziati, ancor meno degli studenti fino a qualche giorno fa, oggi è divenuto del tutto impraticabile.

Rimangono gli echi e i blasoni della scienza fatta ad Arecibo, persino della fantascienza, che ha visto l’Osservatorio come sua ricorrente location narrativa. Rimangono le grandi scoperte, gli appelli e i moniti di chi ha lavorato lì e ha contribuito a fare di Arecibo la formidabile macchina esplorativa che è stata. Come ha detto Jill Tarter, una dei maggiori esperti del SETI, rimangono i ricordi, quelli dell’epopea del radiotelescopio che si è fusa con la storia del ventesimo e del ventunesimo secolo, e quelli personali, più intimi, come «il costante gracidare della rana coquì e i profumi della sconfinata notte tropicale», che per tutti noi, anche quelli che non ci sono mai stati di persona, rimarranno legati al freddo silenzio stellare nel quale il grande occhio di Arecibo ha scrutato alacremente per decenni.

Quell’occhio sul cosmo che mancherà anche all’immaginario narrativo

Ed Rivera-Valentín, un ricercatore in ambito planetario basato a Houston, ma originario di Arecibo, ha detto che «il valore dell’Osservatorio va ben oltre la scienza: è di portata culturale». E il riflesso culturale dell’Osservatorio è stato così tangibile che si è manifestato molte volte nelle suggestioni narrative, specialmente cinematografiche e televisive. Nel corso degli anni, l’eco delle scoperte fatte ad Arecibo hanno reso l’Osservatorio sempre più celebre, sino a trasformarlo in una sorta di icona pronta ad essere citata ogni qual volta ci fosse la presenza di intelligenza aliena, ma non solo.

Sebbene il nome dell'Osservatorio non sia fatto esplicitamente, Arecibo costituisce l'ambientazione iniziale del romanzo di Arthur C. Clarke del 1968 2010: Odissea due. Nell’ambito dei romanzi il radiotelescopio è presente come il luogo principale di The Listeners, di James E. Gunn del 1972 e come un elemento prominente nel romanzo di Mary Doria Russel del 1996 The Sparrow.

L’influenza dell’osservatorio si è estesa anche a serie radiofoniche, come quella del 1984 andata in onda su BBC e intitolata Space Force, in cui gli alieni contattano la Terra molto tempo dopo aver ricevuto il messaggio di Arecibo. Ironicamente, dalle parole di uno dei personaggi dell'episodio “The Voice from Nowhere” (La voce dal nulla), si apprende però che l'Osservatorio era stato nel frattempo chiuso e smantellato.

È però con gli anni ‘90 che si declina la maggior influenza dell’Osservatorio nell’immaginario collettivo. Nel clima della fine della Guerra Fredda, nell’epoca dell’incremento di osservazioni UFO e delle nuove teorie del complotto, anche stimolate dal nuovo paradigma americano, con gli USA unica potenza collocata al centro di cospirazioni di occultamento e alieni tenuti in cattività, l’Osservatorio si ricava una ricorrente presenza in diversi titoli cinematografici e televisivi. Nell'episodio “Little Green Men” della seconda stagione della serie X-Files (1994), l’agente speciale Fox Mulder viene inviato ad Arecibo da un senatore degli USA perché lì è avvenuto un contatto con una forma di vita extraterrestre.

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