Coelum Astronomia 251 - 2021 - Page 81

A sinistra. Il padre della ricerca SETI Frank Drake (1930) ritratto di fronte il radiotelescopio da 26 metri di Green Bank con il quale nel 1960 avviò l’ormai mitico Progetto Ozma.

e la sua efficacia sono stati lungamente dibattuti, ma nonostante questo, l’iconica matrice a pixel che lo costituisce e che mostra l’inconfondibile profilo del disco di Arecibo, è entrato a far parte della cultura di massa come firma del radiotelescopio.

Le pulsar, gli esopianeti e gli asteroidi

A sinistra. Normalmente le pulsar ruotano più lentamente man mano che invecchiano, ma i dati di Arecibo hanno mostrato che le pulsar possono accelerare per ruotare centinaia di volte al secondo man mano che strappano del materiale da una stella vicina (come si vede nella rappresentazione artistica, in cui la pulsar è rappresentata in blu). Crediti: ESA/OABO/Francesco Ferraro

Le scoperte fatte ad Arecibo raccolgono notevoli traguardi in svariati campi della ricerca astronomica. Nel 1982, ad esempio, Don Backer, Shri Kulkarni e il loro team, facendo uso delle potenzialità del telescopio scoprirono la prima pulsar millisecondo, PSR J1937+21. Un oggetto siffatto ruota su sé stesso 642 volte al secondo ed è rimasto, fino al 2005, la pulsar più veloce conosciuta.

Un altro aspetto che spesso si trascura e che è collegato a doppio filo all’Osservatorio, è quello della scoperta dei pianeti extrasolari. Come ben noto tra gli appassionati, la prima scoperta di un sistema planetario esterno al nostro sistema solare e orbitante intorno a una stella di sequenza principale risale al 1995. Tuttavia, 51 Pegasi b non è stato il primo pianeta extrasolare in assoluto a essere stato scoperto. Nel 1990, infatti, l’astronomo Aleksander Wolszczan, grazie a una campagna di osservazioni condotte presso l’Osservatorio di Arecibo, annunciò la scoperta della pulsar millisecondo PSR B1257+12 situata a circa 2.300 anni luce dalla Terra nella costellazione della Vergine, che aveva una particolare anomalia nel periodo di pulsazione.

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