Coelum Astronomia 251 - 2021 - Page 23

ha un'orbita molto inclinata (attorno ai 21°), allungata ed esterna a un disco di detriti polveroso che circonda i suoi due soli. Lo stesso disco di detriti è davvero straordinario, fortemente asimmetrico come si vede dall’immagine di apertura, forse proprio a causa dell’influenza gravitazionale di questo pianeta. Lo studio è stato condotto da Meiji Nguyen dell'Università della California, Berkeley.

La teoria prevalente per spiegare come un pianeta possa arrivare a un'orbita così distante e fortemente inclinata è che si sia formato molto più vicino alle sue stelle, circa tre volte la distanza della Terra dal Sole. Il muoversi all'interno di un disco gassoso e polveroso attorno al sistema ha causato il decadimento della sua orbita, costringendolo a migrare verso l'interno, verso i suoi ospiti stellari. Le forze gravitazionali delle stelle gemelle, che vorticano una attorno all’altra, lo hanno quindi spinto via in un'orbita eccentrica che lo ha quasi gettato fuori dal sistema stellare, nel vuoto dello spazio interstellare.

A questo punto una stella deve essere passata molto vicino al sistema, stabilizzando l'orbita del pianeta e impedendogli di lasciare la sua casa di origine. E, in effetti, i ricercatori hanno identificato una serie di stelle candidate utilizzando misurazioni precise della distanza e del movimento stellare dal satellite Gaia dell'ESA (vedi anche la notizia a pagina 18) .

Questo scenario serve anche a spiegare come la bizzarra orbita di HD106906 b possa essere simile in qualche modo a quelle di un ipotetico Planet Nine che si troverebbe ai confini esterni del nostro Sistema Solare, oltre la Fascia di Kuiper.

«È come se avessimo a disposizione una macchina del tempo per il nostro Sistema Solare, che torna indietro nel tempo fino a 4,6 miliardi di anni fa, per vedere cosa può essere successo quando il nostro giovane Sistema Solare era dinamicamente attivo e tutto veniva spostato e riorganizzato», spiega Paul Kalas dell’Università della California, Berkeley, e componente del team che ha condotto lo studio.

Ad oggi gli astronomi hanno solo prove circostanziali dell'esistenza del Pianeta Nove. Un'ipotesi alternativa è che non si tratti di un solo pianeta perturbatore gigante, ma che si tratti invece di uno squilibrio dovuto all'influenza gravitazionale combinata di più oggetti molto più piccoli.

Gli scienziati che utilizzeranno il prossimo telescopio spaziale James Webb della NASA/ESA/CSA, intendono ottenere dati aggiuntivi su HD106906 b per comprendere meglio questo peculiare sistema a due soli con un pianeta gigante in un'orbita eccentrica ai suoi lontani confini. «Ci sono ancora molte domande aperte attorno a questo sistema. Ad esempio, non sappiamo in modo definitivo dove o come si è formato il pianeta. Sebbene abbiamo effettuato la prima misurazione del movimento orbitale, ci sono ancora grandi incertezze sui vari parametri orbitali. È probabile che sia gli osservatori che i teorici studieranno HD 106906 negli anni a venire, svelando i molti misteri di questo straordinario sistema planetario», conclude Robert De Rosa, dell’ESO e membro del team di ricerca.

Sopra. Un'impressione artistica del Pianeta Nove, che eclissa il nucleo della Via Lattea, con il Sole visto sullo sfondo. Il circoletto giallo attorno al Sole indica l'orbita di Nettuno, a dimostrazione di quanto lontano dovrebbe essere tale pianeta gigante, se esistesse. Credit: ESO/Tom Ruen/nagualdesign

23

www.coelum.com