Coelum Astronomia 251 - 2021 - Page 21

sia nel radio, sebbene queste siano state scoperte solo recentemente nel caso di Sgr 1935+2154. Rispetto all’evento osservato ad aprile 2020 da Sgr 1935+2154, c’è una differenza in energia emessa nella banda radio: il burst più brillante di 1E 1547.0-5408 è più debole di qualche migliaio di volte. Altri burst radio più deboli sono stati osservati recentemente da Sgr 1935+2154 e, tra questi, solo uno ha un’intensità paragonabile a quella osservata da 1E 1547.0-5408. L’altra differenza interessante tra i due eventi è l’ordine cronologico con cui X e radio sono stati osservati: il burst radio precede quello X di una manciata di millisecondi nel caso di Sgr 1935+2154, mentre il burst radio segue quello X di 1 secondo in 1E 1547.0-5408. Non è chiaro al momento se questa differenza sia testimonianza di un processo fisico diverso o meno. Solo con un campione più ampio di eventi simili sarà possibile fare degli studi comparativi».

Quali elementi aggiunge questa scoperta alla nostra conoscenza dei Frb?

«Fino a pochi mesi fa la definizione di Frb era quella di lampo radio intenso e di natura sconosciuta proveniente da una galassia relativamente lontana. Tuttavia, eventi come quello osservato ad aprile da Sgr 1935+2154, o come il burst che abbiamo trovato nei dati radio di Parkes di 1E 1547.0-5408, ci stanno forzando a modificare la definizione stessa di Frb. Lo scenario che sta prendendo forma è quello di un continuo di proprietà dei radio burst che sta pian piano riempiendo la regione (in termini di energia emessa) tra i pulsi giganti osservati nelle pulsar radio “ordinarie” e appunto i Frb. È prematuro asserire che tutti i Frb sono associati alle magnetar, tuttavia la fenomenologia dei radio burst osservata fino ad oggi nelle magnetar ci dice che esse possono essere responsabili almeno di una frazione dei lampi radio extra-galattici. Il fatto che i burst radio più brillanti delle magnetar siano intrinsecamente rari suggerisce, inoltre, che anche i Frb che non si ripetono (ovvero la stragrande maggioranza del campione) potrebbero essere associati a magnetar di cui osserviamo solo i rari

burst brillanti, a causa della loro grande distanza. Solo osservando per molti anni i Frb noti sarà possibile provare o rigettare l’ipotesi circa la loro natura».

Ci sono altre sorgenti che state sorvegliando o che sono secondo te potenzialmente interessanti per aggiungere altri tasselli al quadro generale?

«Per quanto detto finora, tutte le magnetar note sono potenzialmente sorgenti di Frb galattici e pertanto degne di attenzione. Senz’altro la nuova generazione di rivelatori e Osservatori radio con grandi campi di vista – e strumenti come la Croce del Nord, in Italia – potranno fare la differenza sia nella ricerca di nuovi Frb extragalattici sia nella rivelazione di burst radio da magnetar galattiche. Se la connessione con le magnetar è reale mi aspetto che la zona attualmente occupata da questi due eventi (quello trovato da noi in 1E 1547.0-5408 e quello di aprile della Sgr 1935+2154) si popoli con il tempo».

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Sopra. GianLuca Israel, dirigente di ricerca all’Inaf di Roma. Crediti: Patrizia Galliano / Media Inaf

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