Coelum Astronomia 251 - 2021 - Page 20

Il 28 aprile di quest’anno abbiamo scoperto per la prima volta un Fast Radio Burst (FRB) di origine galattica. L’aspetto più interessante della scoperta, tuttavia, è un altro: la sorgente era associabile a un oggetto ben noto, una magnetar, ovvero una stella di neutroni con un campo magnetico particolarmente intenso. L’osservazione simultanea di lampi nella banda radio, nei raggi X e gamma ha aperto nuovi scenari sulla natura dei FRB, fino ad allora piuttosto misteriosa. Grazie a uno studio recente guidato da GianLuca Israel dell’INAF di Roma, e accettato per la pubblicazione su The Astrophysical Journal, si è riacceso l’interesse sull’associazione tra queste sorgenti.

Analizzando una serie di osservazioni d’archivio ottenute con il radiotelescopio di Parkes e gli osservatori nei raggi X Chandra e Xmm-Newton, i ricercatori hanno osservato una serie di lampi molto ravvicinati nel tempo nei raggi X e nella banda radio da parte della magnetar chiamata 1E 1547.0–5408 durante un suo periodo di intensa attività, avvenuto tra gennaio e febbraio del 2009. Questi lampi X e radio quasi simultanei rinforzano la possibile associazione fra questa magnetar e i Frb, la cui origine è stata a lungo ignota e oggetto di un intenso dibattito scientifico. Per comprendere meglio la portata di questa scoperta abbiamo contattato il primo autore dello studio, GianLuca Israel.

Quali sono le principali differenze e similitudini tra questa sorgente e quella osservata ad aprile scorso?

«1E 1547.0–5408 e Sgr 1935+2154 sono due “tipiche” magnetar. Apparentemente non mostrano caratteristiche che le etichettano come casi “speciali”. Entrambe si trovano al centro di un resto di supernova, ma non ci sono indicazioni che le magnetar non in resti di supernova abbiano caratteristiche fisiche diverse (con l’eccezione di Rcw 103, che sembra essere un caso a parte). Entrambe mostrano pulsazioni sia nella banda X

Lampi radio e magnetar,

il legame si fa più forte

di Elisa Nichelli – Media INAF

Crediti: Jingchuan Yu, Planetario di Pechino

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