Coelum Astronomia 251 - 2021 - Page 116

Uno dei primi riferimenti a M 31 (questa è la sua designazione nel celebre catalogo Messier) si ha solo nel 1612, da parte di Simon Marius che la definisce così: «La sua intensità aumenta quanto più ci si avvicina al centro; assomiglia ad una candela vista attraverso una lamina ossea». Ma forse il primo che ne intuì la reale natura fu il grande astronomo Edmond Halley, nel 1700 in essa vedeva «una luce proveniente da uno spazio straordinariamente grande nell'etere , attraverso cui un mezzo luminoso è diffuso, il quale risplende di luce propria».

Infatti Flammarion nel suo libro riporta una traduzione letterale della frase di Halley, forse non comprendendo benissimo quest'espressione: probabilmente non riuscì a immaginare che M 31 potesse essere un oggetto al di fuori della nostra Via Lattea.

Data la mia predisposizione alla tecnica del nightscape (la ripresa del paesaggio notturno, con il cielo stellato), non potevo non provare a riprendere anche M 31 con le mie amate montagne.

Non è stato proprio semplice individuare il luogo giusto per realizzare questa fotografia: anche se Andromeda è visibile per molti mesi all'anno ci sono riuscita, in modo soddisfacente, solo nell’ottobre del 2018.

Per tutta l'estate ho cercato il posto giusto: ho fatto un tentativo con la montagna che sovrasta il mio paese, lo Schiavon, ma non ero soddisfatta. In ogni caso questo scatto è servito allo scopo: mi ha fatto capire bene come dovevo procedere e che cosa dovevo cercare. Un luogo sicuramente lontano da fonti di inquinamento luminoso e che avesse la montagna che coprisse molti gradi di cielo, perché a fine estate, ormai in autunno, Andromeda è molto alta sull’orizzonte e bisogna fotografarla prima che superi i gradi utili per una ripresa, allontanandosi troppo dalla linea del paesaggio.

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