Coelum Astronomia 247 - 2020 - Page 196

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Coelum Astronomia

20 settembre

Un nuovo massimo di Mira,

la “stella con la coda”

di Stefano Schirinzi

In alto. Un’immagine di Mira nel visibile tratta dalla Digitized Sky Survey.

Se potessimo osservare comodamente la costellazione del Mostro Marino (Cetus, impropriamente chiamato “Balena”) in ogni notte dell'anno (quindi senza il disturbo del Sole che le transita vicino in primavera), potremmo notare la presenza di una stella dalla colorazione prettamente rossastra che, dopo essere apparsa dal nulla ed essersi resa visibile per soli due mesi, tornerebbe da lì a poco a dileguarsi per scomparire nuovamente nelle oscurità cosmiche. Armati di buona pazienza, noteremmo però che, come per magia, essa tornerebbe nuovamente a rendersi visibile per poi scomparire e di nuovo ricomparire secondo un ciclo lungo 332 giorni: parliamo di Mira (Omicron Ceti), il prototipo delle stelle variabili pulsanti a lungo periodo.

La storia della scoperta

L'anomalo comportamento luminoso di tale stella, lontana 410 anni luce dal Sistema Solare, venne notato per la prima volta dall’olandese David Fabricius (1564-1617) nel 1596; nell'occasione, l'astronomo valutò la sua luminosità addirittura di prima grandezza e proprio per questo motivo egli ritenne potesse trattarsi di una "stella nova". Qualche anno più tardi, però, lo stesso Fabricius dovette ricredersi allorché, nel 1609, la stella tornò nuovamente visibile. In tempi ancor più antichi, forse già l'astronomo greco Ipparco, nel II secolo a.C., sembra si fosse accorto di essa. Il suo bizzarro comportamento indusse poi l’astronomo polacco Johannes Hevelius (1611-1687) ad attribuirle l’appellativo di “la meravigliosa” nel Historia Mirae Stellae pubblicato nel 1662. E non è