Coelum Astronomia 246 - 2020 - Page 148

Coelum Astronomia

148

Una cometa? No, Mercurio!

di Andrea Alessandrini

La mia passione per l’astronomia risale a quando ero ragazzino, incoraggiato dal professor Paolo Candy, che mi ha contagiato col suo entusiasmo e la curiosità di sperimentare tecniche e soggetti nuovi. Un po’ per il fatto che l’abilità e la competenza degli altri astrofotografi, unite all’inarrivabilità per me di certe attrezzature – non lo nego – intimidiscono parecchio, ho cercato sempre di capire fin dove potevo arrivare con gli strumenti che avevo a disposizione, magari su sentieri ancora poco battuti, come quando ho ripreso i “phemu” (fenomeni mutui) delle lune di Giove col mio vecchio telescopio Meade da 8”.

I lettori più fedeli di Coelum Astronomia forse ricorderanno la notizia riportata da Claudio Elidoro nel 2008 riguardante la coda di Mercurio, che ho ritrovato sul forum Coelestis.

In sostanza la radiazione solare strappa via al debole campo gravitazionale di Mercurio alcuni degli atomi che ne compongono la sottile atmosfera, i quali vanno a formare una coda estesa oltre due milioni e mezzo di chilometri. Una parte considerevole della luce che giunge fino a noi è dovuta agli atomi di sodio, uno degli elementi prevalenti nella composizione di questa coda e che maggiormente interagisce con la luce solare (per chi volesse approfondire, riporto alcuni spunti nel box a pagina 151).

Avendo trovato soltanto immagini della coda di Mercurio provenienti da Osservatori professionali o, peggio ancora, da sonde spaziali come STEREO, della NASA, mi sono chiesto se fosse possibile riprenderla con gli strumenti amatoriali che ho a disposizione.

Il periodo di massima elongazione orientale di Mercurio, occorso a cavallo dello scorso 4 giugno, risultava favorevole per il mio punto d’osservazione, un balcone situato nel centro storico di Veroli (FR) esposto a nordovest. Più che la scelta del giorno però, contava quella del momento: occorreva infatti bilanciare due condizioni opposte.

La prima era l’altezza di Mercurio sull’orizzonte, la cui luce veniva via via smorzata dagli strati bassi dell’atmosfera, la seconda era il chiarore del fondo cielo, che nel frattempo diminuiva, aumentando il contrasto nella ripresa.

Dopo averci pensato un po’ su, ho scelto di tentare la ripresa col più piccolo, ma luminoso, dei miei strumenti: un rifrattore Stellarvue 66/400 (doppietto ED) con riduttore-spianatore William Optics 0,8x.

L’elemento chiave per la riuscita è stato un filtro interferenziale che avevo acquistato tempo addietro per altri esperimenti, un Edmund Optics