Coelum Astronomia 239 - 2019 - Page 82

La Nasa finanzia quattro aziende per produrre propellente da materiale presente sulla Luna e su Marte

di Massimo Orgiazzi

La NASA ha finanziato quattro aziende per quasi 20 milioni di dollari, con lo scopo di premiare chi riuscirà a proporre la miglior metodologia per produrre combustibili per razzi a partire da materie prime disponibili sulla Luna e su Marte. L’iniziativa mira a integrare la ricerca interna della NASA con l’industria spaziale per collaborazioni di medio-lungo termine collegate in particolar modo al progetto Artemis per il ritorno sulla Luna.

La lista delle quattro aziende include due “corazzate dello spazio” come la Blue Origin di Jeff Bezos e la SpaceX di Elon Musk, insieme a due outsider come la OxEon Energy, un’azienda che si occupa di energie rinnovabili basata nello Utah e la Skyre, una startup che ha come core business il recupero e la compressione di gas, con sede nel Connecticut.

Imparare come raccogliere e utilizzare risorse nello spazio è un passaggio critico per l’esplorazione umana del Sistema Solare. La NASA ha definito questa ricerca con l’acronimo ISRU (In-Situ Resource Utilization) e ha come scopo quello di minimizzare i rifornimenti che necessariamente dovranno arrivare dalla Terra, anche se come obiettivo non secondario c’è ovviamente la riduzione del combustibile al lancio di ogni veicolo spaziale, con la possibilità conseguente di aumentarne il carico utile, sia esso costituito da equipaggio o da risorse.

Le quattro aziende selezionate dalla NASA concentreranno i loro sforzi per creare propellenti a partire dall’idrogeno e dall’ossigeno che si trovano nei depositi ghiacciati già localizzati sia sulla Luna che su Marte.

Questo processo sarà ovviamente tanto più utile nel prossimo futuro per le missioni lunari. A fine ottobre la NASA ha annunciato la missione VIPER (Volatiles Investigating Polar Exploration Rover), che utilizzerà un rover per localizzare la posizione precisa e la concentrazione di ghiaccio intorno al

polo sud lunare. Da quando infatti le missioni orbitali della NASA hanno confermato la presenza

di ghiaccio sulla superficie, circa dieci anni fa, tutta la ricerca è stata diretta a comprendere se la Luna possa effettivamente ospitare le quantità di risorse necessarie a sostenere delle basi permanenti. L’altro lato della medaglia è ovviamente la possibilità di trasformare quelle potenziali basi in punti di partenza per missioni ancora più lontane e qui, il ragionamento passa dalla Luna a Marte, oltre che all’inizio di una nuova era industriale e mineraria nello spazio.

Ma come è possibile produrre combustibile per razzi a partire dal ghiaccio?

L’acqua, come noto, è costituita da idrogeno e ossigeno, entrambi elementi che una volta estratti possono essere raffinati in propellenti a efficienza elevata. La reazione chiave alla base del processo è quella dell’elettrolisi – una tecnica che necessita di corrente elettrica, nello spazio realizzabile con pannelli solari – per ridurre l’acqua derivata dal

Sopra. Un prototipo del rover che cercherà la presenza di ghiaccio d'acqua sulla Luna. Crediti: NASA/Johnson Space Center.

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