Coelum Astronomia 239 - 2019 - Page 112

Coelum Astronomia

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Il Cavallo e la Fiamma

Le Meraviglie del Cosmo

di Barbara Bubbi - Universo Astronomia

Questa fiabesca immagine ci permette di ammirare una parte del Complesso Nebuloso Molecolare di Orione, comprendente le ben note nebulose Fiamma e Testa di Cavallo. Nonostante il nome, non c’è fuoco che divampa nella Fiamma, la nube giallastra percorsa da filamenti di oscura polvere cosmica che domina la ripresa: ciò che fa brillare questa nebulosa sono le lucenti stelle blu nelle sue vicinanze, la cui radiazione ultravioletta provoca il bagliore del gas. La splendente Alnitak, una delle stelle che compongono la Cintura di Orione è visibile a destra della nube. La Testa di Cavallo, composta da dense polveri, tanto da bloccare la luce alle sue spalle, si staglia sul gas brillante della nebulosa a emissione IC 434 ed è visibile come piccola protuberanza in basso a destra, dominante sulla cresta verticale di polveri. L’oscura, ma eterea Nebulosa Testa di Cavallo cambierà gradualmente aspetto nel corso dei prossimi milioni di anni e verrà infine distrutta dalla luce stellare ad alta energia.

Al centro della nebulosa Fiamma, situata a circa 1.400 anni luce di distanza dalla Terra, risplende il denso raggruppamento di stelle NGC 2024. Il giovane ammasso stellare non è visibile nelle riprese in banda ottica, in quanto avvolto da una spessa fascia di polveri cosmiche. Tuttavia, le stelle che lo compongono risplendono maestose se osservate in banda X e infrarossa, tramite telescopi in grado di perforare le dense cortine polverose per svelare gli oggetti al loro interno. Utilizzando l'Osservatorio spaziale Chandra e il Telescopio Spaziale Spitzer della NASA, gli astronomi hanno analizzato il ricco ammasso stellare: l'immagine composita nel riquadro comprende dati di Chandra in banda X (in viola), dati di Spitzer nell’infrarosso (in rosso, verde e blu), e rivela le stelle lucenti in tutto il loro splendore. Lo studio relativo ha rivelato che le stelle al centro dell'ammasso hanno un’età di appena 200.000 anni, mentre quelle nelle regioni esterne sono più vecchie, con età di circa un milione e mezzo di anni. Questa scoperta può apparire sorprendente, dal momento che, secondo le teorie della formazione stellare, le stelle nascono dapprima al centro di una densa nube gigante di gas e polveri. Le stelle in mezzo all'ammasso dovrebbero, pertanto, essere le più antiche. Una possibile spiegazione è che la formazione stellare prosegua in modo attivo nel cuore dell’ammasso, perché nelle zone esterne il gas è più sottile e più diffuso, non abbastanza denso da permettere l’accensione di stelle più recenti. Oppure, le stelle nate per prime potrebbero aver avuto a disposizione un tempo più lungo per allontanarsi dal centro, o esser spinte verso l'esterno in seguito a interazioni con altre stelle. Qualsiasi sia la spiegazione, la combinazione dei dati nei raggi X e nell’infrarosso è uno strumento molto potente per approfondire la nostra conoscenza delle popolazioni di giovani stelle, oltre a offrirci la visione incantevole di oggetti altrimenti impossibili da ammirare.