CLIMA IMPIANTI_Marzo 2026 | Page 4

EDITORIALE

Greenwashing: quando il“ verde” diventa un colore di facciata

Nel settore climatizzazione e refrigerazione, la sostenibilità è diventata un potente argomento di vendita. La crescente attenzione a consumi, emissioni e impatto ambientale può indurre giustamente a comunicare valori“ green”, l’ importante è che siano corrispondenti a reali progressi tecnologici. È qui che si può insinuare il“ greenwashing”, un atteggiamento che rischia di rallentare la transizione energetica proprio mentre dovrebbe accelerarla. Queste considerazioni prendono spunto da un recente documento redatto da Eurovent Certita Certification( v. pag. 59) sulla base di recenti test di laboratorio su componenti destinati allo smaltimento del calore in ambito refrigerazione. Test che hanno evidenziato in alcuni casi rilevanti discrepanze tra i valori misurati e quelli dichiarati. In particolare, l’ iniziativa ha riguardato una campagna di prove su refrigeratori a gas CO 2 non certificati. A nostro avviso un prodotto non certificato non è necessariamente qualificabile come scarso in termini prestazionali, tuttavia la certificazione fornisce la certezza della veridicità delle rese dichiarate ed è consigliabile che la scelta cada su apparecchiature che si avvalgono di verifiche indipendenti. Inoltre, c’ è da aggiungere che l’ impianto nel suo insieme deve essere adeguatamente progettato, installato, manutenuto altrimenti si vanifica il valore e il costo della certificazione. Ma in ogni caso è bene partire da apparecchiature le cui prestazioni siano garantite da un ente terzo indipendente. Attenzione dunque a formule commerciali che mostrano dati prestazionali ricavati in condizioni di laboratorio ideali, magari lontane dalle reali condizioni operative degli impianti. Oppure quando si esalta un singolo fattore, ad esempio l’ adozione di un refrigerante a basso GWP( cosa che va benissimo!), trascurando le effettive efficienze stagionali o consumi elevati. Attenzione anche ai confronti con modelli obsoleti o evidentemente inefficienti per gonfiare artificialmente il vantaggio percepito. Attenzione infine a fantasiose etichette e loghi“ eco”, magari autoassegnati, senza alcun controllo indipendente. In assenza di criteri trasparenti, audit terzi e test di laboratorio, queste etichette rischiano di trasformarsi in semplici adesivi pubblicitari. Il danno non ricade solo sull’ utilizzatore finale, ma sull’ intero comparto: le aziende che investono seriamente in ricerca e innovazione rischiano di trovarsi distanziate da chi preferisce scorciatoie comunicative.

La Redazione
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