Contro editoriale
Fabrizio Cotza
S e mi seguite da un po’ di tempo sapete bene quanto siano importanti per me i
“ segnali deboli”. Ovvero tutti quei piccoli indicatori che ci permettono di anticipare un determinato fenomeno, apparentemente improvviso e imprevedibile, applicando il vero concetto di“ proattività”, che è la capacità di individuare e analizzare quelli che potrebbero essere problemi futuri, per non farsi trovare impreparati. È stato osservando i segnali deboli che scrissi nel 2007 il mio primo libro, ovvero“ Per fortuna c’ è la crisi!”( quindi un anno prima che si verificasse la famosa crisi finanziaria del 2008). E non a caso consigliavo di prepararsi all’ onda anomala che da lì a poco sarebbe arrivata e avrebbe travolto tante aziende. E molti di voi ricorderanno la diretta che feci su Facebook a febbraio 2020, qualche giorno dopo l’ inizio del lockdown per Covid. Durante quella live consigliai di pianificare le risorse finanziarie aziendali prendendo in considerazione 3 scenari diversi: una riapertura delle attività a breve( 3 mesi), a medio( 6 mesi) o lungo periodo( oltre 12 mesi). Alcuni mi dissero che ero esagerato, perché da lì a qualche settimana l’ emergenza sarebbe finita( il famoso“ andrà tutto bene”). Ma, come adesso sappiamo, per molte aziende si realizzò proprio lo scenario peggiore e questo mise in crisi finanziaria tutti gli imprenditori e professionisti“ ottimisti. Da qualche mese di“ segnali deboli” ne abbiamo parecchi e gli eventi delle ultime ore ne sono un’ ulteriore conferma.
FINE DEL MONDO? Questo significa che finirà il mondo a breve? Ovviamente no, il mondo andrà avanti come sempre, ma dobbiamo essere lungimiranti e comprendere cosa ci aspetta, per non farci trovare impreparati. Siccome non voglio trasformarmi nel mago Otelma, con la finta sfera di cristallo, mi limiterò a indicarvi quelli che vedo come“ segnali deboli”, per lasciare poi a ciascuno di voi la libertà di essere più o meno“ proattivo”, a seconda del proprio carattere e della propria situazione lavorativa. Il primo segnale in realtà non è più così debole, ma piuttosto evidente: la diffusione dell’ Intelligenza Artificiale e, soprattutto, la rapida crescita della robotica sempre più specializzata. Ne ho già parlato nel mio ultimo libro“ Cosa non farò da grande”, ma per chi non lo avesse letto riporto in sintesi il concetto più importante: il problema non saranno i robot o gli algoritmi che ci ruberanno il lavoro, ma gli umani che diventeranno sempre più robotici e privi di reale umanità. Lo si nota sempre più spesso: dai testi sui social network, ormai tutti con lo stesso stile e tono di voce( perché affidati all’ AI), ai rapporti con i clienti, automatizzati senza criterio con vari bot, fino a renderli freddi e inefficaci. Si sta confondendo la necessaria semplificazione di processi ripetitivi e alienanti con la sostituzione radicale dell’ essere umano, che a sua volta si sta impoverendo delle proprie facoltà più importanti, quali la creatività, l’ istinto o l’ empatia. Chi capirà questa enorme differenza e rafforzerà le proprie competenze intangibili avrà molte probabilità di farcela. Per gli altri, invece, si prevedono tempi duri.
SHOCK IMPROVVISI In termini geopolitici e, di conseguenza, anche economici e finanziari. Se prima si aveva il tempo per assorbire e superare questi shock( come nel 2009 e nel 2020), adesso la loro frequenza imporrà un nuovo assetto aziendale e un nuovo approccio strategico, dove la parola d’ ordine sarà una: ridurre i costi fissi. La loro incidenza rispetto al fatturato dovrà essere così bassa da permettere di cambiare velocemente le tattiche nel breve periodo. Mentre una struttura complessa e rigida rappresenterà un ostacolo insormontabile per gli inevitabili nuovi scenari ai quali ci dovremo adattare. Quindi ogni costo fisso, se possibile, va trasformato in variabile. Anche se questo comporta dover rivedere l’ organizzazione interna o il modello di business.
TENUTA EMOTIVA DELLE PERSONE In 25 anni di consulenza e formazione non mi era mai capitato di dover gestire un numero così alto di conflitti aziendali interni. Ci si sente attaccati continuamente, ogni piccolo disaccordo diventa fonte di malumori, ripicche, discordia. È come se tutti avessero il barile ormai colmo ed ogni minima situazione lo facesse traboccare, con conflitti aperti oppure sotterranei( che sono ancora più pericolosi). Padri contro figli, fratelli che non si sopportano, responsabili in disaccordo con il titolare, colleghi che litigano per ogni sciocchezza... Costruire un equilibrio emotivo personale e di gruppo sarà la vera e grande sfida per chi vorrà fare impresa nei prossimi anni, perché rappresenterà la base fondamentale per poter lavorare assieme senza rovinarsi l’ esistenza e distruggere rapporti personali. Ora mettete assieme questi 3 segnali ed avrete un quadro piuttosto preciso di quello che in generale ci aspetta nei prossimi 12 mesi, senza che ve lo debba dire io in un altro libro. Se non avrete tempo o voglia di fare questo esercizio, poco male. Un giorno( non troppo lontano) quella realtà si manifesterà in maniera così evidente che sarà impossibile ignorarla. Ma dopo aver letto questo testo non potrete più dire: era imprevedibile!
6