CAR Maggio 2025 | Page 50

La presentazione del libro“ Cosa NON farò da grande” Il nuovo libro di Fabrizio Cotza in vendita su Amazon
mia, per capire le vere cause del malcontento o della scarsa efficienza dei collaboratori ».
Delegare è un valore di inclusione oppure mette paura alla forza lavoro? « Anche in questo caso dipende. Qualche anno fa ho fatto una ricerca su un campione di circa 400 collaboratori, ed ho scoperto che i migliori tra loro avrebbero voluto maggiore delega( che non significa necessariamente maggiore lavoro ma maggiore libertà decisionale). I collaboratori meno performanti invece detestano avere altre responsabilità, quindi se si commette l’ errore di metterli a capo di un reparto, magari semplicemente per anzianità o perché sono bravi tecnicamente a svolgere una mansione, allora si farà un grande errore, che l’ imprenditore pagherà a caro prezzo ».
Hai appena pubblicato un libro,“ Cosa NON farò da grande”, che stimola a cambiare lavoro se non si è soddisfatti. Ma non è un pericolo per gli imprenditori un tale stimolo? « La cosa peggiore che possa capitare in un matrimonio è avere due coniugi che stanno assieme senza amarsi più, ma solo per abitudine o per paura di rimanere soli. Allo stesso modo avere in azienda collaboratori“ disinnamorati” produce danni e gravi inefficienze. Meglio lasciarsi e darsi la possibilità di trovare un nuovo amore, sia per il collaboratore che per l’ imprenditore. All’ inizio, proprio come per una coppia, sarà triste lasciarsi, ma col tempo si capirà che era la cosa migliore per entrambi ».
E un imprenditore infelice della sua azienda può prendersi il lusso di venderla? Oppure fare impresa è un dovere morale? « Chiunque abbia avuto un titolare scontento, demotivato o costretto a portare avanti un’ azienda che lo
rende infelice sa bene che lavorargli accanto diventa un inferno. Sarebbe molto più saggio fare in modo che quella azienda venisse acquistata da chi ha voglia di portarla avanti con passione. Il dovere morale dell’ imprenditore è assicurarsi che i suoi collaboratori mantengano il posto di lavoro anche in caso di vendita dell’ azienda e che possano lavorare nelle condizioni migliori ».
Ho letto il tuo libro: è anche un manuale per imparare a migliorare la propria posizione di lavoro senza fare strappi. Un effetto collaterale della scrittura oppure un suggerimento più facile da praticare? « In qualsiasi situazione lavorativa ci sono sempre margini di miglioramento. Prendersi responsabilità del proprio“ pezzettino” da migliorare significa fare poi una scelta più consapevole, senza rimpianti o rimorsi, nel caso poi si decida di cambiare lavoro. Il più delle volte, quando ho guidato le persone a trasformare quelle parti negative del proprio lavoro, la voglia di“ scappare” è diminuita oppure è cessata del tutto. Quindi è per questo che nel mio libro suggerisco di trasformare in meglio quello che già si sta facendo piuttosto che sperare di trovare il“ lavoro perfetto”».
Tu hai fatto la scelta giusta su cosa fare da GRANDE? Come ci sei arrivato? « Faccio quello che ancora oggi mi permette di evolvermi come persona, prima che come professionista, migliorando la qualità di vita dei miei clienti, spesso schiacciati da un sistema che sembra non dare scampo e che prosciuga tutta l’ energia vitale. Il giorno in cui questo non dovesse appassionarmi più o mi rendessi conto che non sono in grado di dare questo tipo di risultati credo che non avrei dubbi a lasciare tutto per andare a fare altro. Ma per adesso dovrete ancora sopportarmi � ».
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