CAR Gennaio 2026 | Seite 17

Lo stop ai motori termici è scritto nero su bianco. Ma, a Bruxelles, nessuno finge più che sia una strada lineare. Il 2035 resta la data simbolo, quella che dovrebbe chiudere l’ era di benzina e diesel. Eppure, a fine 2025, il dossier auto è tornato a scottare come non mai.

IL PUNTO DI PARTENZA: IL GREEN DEAL Tutto comincia con il Green Deal europeo, tra il 2019 e il 2020. L’ obiettivo è chiaro: neutralità climatica entro il 2050. I trasporti finiscono subito nel mirino. Troppa CO 2
, troppe auto, troppa dipendenza dal petrolio. Nel 2021 arriva il pacchetto Fit for 55. Traduzione: – 55 % di emissioni entro il 2030. Per l’ auto significa una rivoluzione. Non migliorare i motori termici, ma superarli. Nel 2023 l’ Unione Europea chiude il cerchio: meno 55 % di CO 2 entro il 2030 e zero emissioni allo scarico dal 2035. Di fatto, niente più nuove auto a benzina o diesel. Un colpo secco che entusiasma ambientalisti e spaventa industria e consumatori. Da quel momento, il 2035 diventa una linea rossa politica.
LA TOPPA DEGLI E-FUELS Per evitare lo scontro frontale, soprattutto con Berlino, Bruxelles apre una fessura: via libera, dopo il 2035, ai motori termici solo se alimentati con e-fuels. Carburanti sintetici, teoricamente a impatto climatico zero. Una concessione più politica che industriale. Costosi, scarsi, lontani dalla produzione di massa.
L’ Europa continua a credere nell’ elettrico ma apre una linea di dialogo con i Costruttori di auto
I PUNTI CHIAVI DELLE RICHIESTE
• Maggiore flessibilità nelle politiche sulle emissioni di CO2 del settore automobilistico Taglio delle emissioni medie allo scarico delle flotte del 90 % entro il 2035 anziché del 100 % come previsto in precedenza
• Auto a benzina e diesel potranno continuare a essere vendute anche oltre il termine previsto insieme a ibride, elettriche e a idrogeno
• Apertura al principio della neutralità tecnologica con il via libera a sistemi già considerati green come biocarburanti ed e-fuel
•“ Supercrediti” per le Case e norme meno rigide per lo sviluppo di una nuova generazione di piccole auto elettriche a basso costo prodotte nell’ Unione Europea
• 1,8 miliardi di euro per lo sviluppo di una filiera europea delle batterie e per tutelare il mercato interno da pratiche di concorrenza sleale
• Misure specifiche per le flotte aziendali: per ogni stato membro vengono fissati obiettivi obbligatori per sostenere la diffusione dei veicoli a zero e a basse emissioni da parte delle grandi imprese
• Riduzione della burocrazia e degli oneri amministrativi per i costruttori oltre a semplificazione dei test di omologazione
FINE 2025: IL VENTO CAMBIA A fine 2025, però, il clima è diverso. L’ elettrico cresce, ma non abbastanza. I prezzi restano alti. Le infrastrutture arrancano. Le case auto europee perdono terreno contro Cina e Stati Uniti. Così, in vista della revisione del 2026, a Bruxelles iniziano i distinguo. Non ufficiali, ma sempre più frequenti:
• c’ è chi chiede di salvare gli ibridi plug-in oltre il 2035,
• chi vuole dare più spazio a biocarburanti ed e-fuels,
• chi denuncia il rischio di deindustrializzazione. Nessuno parla apertamente di cancellare lo stop ai motori termici. Ma il mantra cambia: meno ideologia, più pragmatismo.
IL 2035 RESTA, MA NON È PIÙ INTOCCABILE Formalmente, tutto resta com’ è. Il 2035 non si tocca. Ma la sensazione, a fine 2025, è che la partita sia ancora aperta. La revisione del 2026 sarà il momento della verità: confermare la linea dura o introdurre correttivi per evitare uno shock sociale e industriale. Perché ormai è chiaro a tutti: lo stop ai motori termici non è solo una scelta ambientale. È una scommessa politica, economica e industriale. E l’ Europa non può permettersi di perderla.
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