ArchitettiRimini (2005/2009) N. 5 - ex fiera - 2005 (2006) | Page 2

E C B D A Nella foto aerea del 1969 sono riconoscibili: la Fornace Fabbri [A], le cave [B], il corso del torrente Ausa [C], i padiglioni fieristici ABCD [D], tra le due strade per San Marino (via Monte Titano e la Nuova Nazionale), le prime opere di urbanizzazione del futuro V° comparto PEEP [E] e la Nuova Circonvallazione. L a radicale mutazione dell’area che lungo il corso dell’Ausa si incuneava fin sotto i bastioni a sud della città inizia circa quarant’anni fa ed è tuttora in atto. Con il Piano per l’Edilizia Economica e Popolare del 1962 ed il PRG del 1965 che, attraverso l’intervento pubblico, si propongono di qualificare e guidare lo sviluppo urbano e di contenere la rendita fondiaria nell’area della Fornace Fabbri, viene collocato il V° dei dieci comparti PEEP previsti in attuazione della L.167/62. Attraverso il completamento del tessuto urbano esistente, l’adeguamento della viabilità e degli standard urbanistici, nonché la previsione di un esteso sistema di parchi, si gettano le basi per la trasformazione di questa e di altre zone periurbane della città. Ancora a metà anni sessanta, uscendo dalla cerchia delle mura in direzione di San Marino si costeggiava la fornace, che con le sue strutture produttive ne occupava la parte più vicina all’abitato, poi, dopo le cave di estrazione dell’argilla, ci si trovava tra campi coltivati e rade case coloniche. Dopo oltre ottant’anni la fornace era però avviata a cessare ogni attività. La ricostruzione postbellica e la successiva espansione urbana ed economica, a cui la fornace aveva contribuito con la sua produzione, ne stava infatti decretando la fine. Trainata dal turismo di massa, l’economia della città stava rapidamente cambiando fisionomia, ed allo stesso tempo, anche a Rimini, la tecnologia del mattone cedeva definitivamente il passo alle nuove tecnologie costruttive: il cemento armato, le strutture in acciaio e la prefabbricazione. Ed è proprio con un edificio costruito con pannelli prefabbricati montati su telaio metallico che inizia, nel 1968, la trasformazione di questa parte di città. Sono i primi nuovi padiglioni della fiera, che, inseriti nei piani di sviluppo dell’intera area, vengono edificati nei terreni incolti a margine della fornace, tra via Monte Titano, Vecchia Nazionale di San Marino e torrente Ausa. Si conclude così il periodo pionieristico e nomade delle manifestazioni che, con varie denominazioni, si erano svolte in sedi diverse e strutture precarie. L’attività fieristica riminese conquista una propria sede stabile, in una posizione vicina al centro, ma al tempo stesso periferica e rapidamente raggiungibile dal casello della nuova A14. L’edificazione del previsto V° comparto PEEP prende avvio nei primi anni settanta, mentre ai lati dell’area prosegue il completamento dei quartieri delle regioni e delle costellazioni. Nell’area delle cave dimesse viene costruito un popoloso quartiere residenziale inserito nel vasto parco che viene Nel 1973 inizia la costruzione del V° comprensorio PEEP, programmato quasi dieci anni prima all’interno di un Piano di Edilizia Economica e Popolare che interessava gran parte delle aree di espansione urbana. L’insediamento è costituito da case a schiera e da edifici a torre posti su rilevati contenenti le autorimesse; è dotato di strutture scolastiche, cinema e spazi per il commercio e per uffici. Contemporaneamente vengono realizzati i lavori per la sistemazione a parco del corso dell’Ausa e dell’area circostante la ex cava di argilla. L’impianto generale dei primi padiglioni della fiera di Rimini fu ideato dall’architetto Maurizio Morri, il Comune e l’Ente Fiera fecero proprio quello che lui stesso definisce “un primo abbozzo, uno studio che necessitava di essere approfondito” e ne affidarono la definizione delle soluzioni tecniche e formali alla ditta esecutrice che ne propose la realizzazione con struttura metallica rivestita con pannelli ondulati in eternit. Nella loro semplicità, questi primi padiglioni, hanno assolto dignitosamente la loro funzione ed hanno dato l’avvio ai successivi sviluppi del settore fieristico. Dalla Fornace Fabbri ad oggi 2 11 7 11 9 3 La Fornace Fabbri iniziò la sua attività nel 1882 e fu demolita a fine anni settanta. Della sua presenza, rimangono solo le vecchie cave, ora trasformate in laghetto nel parco, il nome dato a via Fornace Fabbri alla strada dove un tempo era l’ingresso dello stabilimento e la cosiddetta Fila lungo via Monte Titano. Le casette della Fila, abitazioni degli operai della fornace che se le erano costruite coi mattoni donati dal fornaciaio, hanno perso l’aspetto unitario a seguito di interventi di ristrutturazione realizzati nella maniera più libera. Alle spalle della Fila emergono i fabbricati della Nuova Rimini e si staglia la torre per le telecomunicazioni, che ha sostituito le ciminiere in quel tratto di paesaggio. 10 8 1 4 realizzato in quegli stessi anni, più a monte sorgono alcune strutture scolastiche ed un polo commerciale e di servizi. Nello stesso periodo la sistemazione delle aree di verde pubblico prosegue, fino al mare, lungo l’alveo abbandonato dell’Ausa, definendo un unico e grande parco urbano. A fine anni settanta le strutture fieristiche iniziano ad espandersi otre le iniziali previsioni andando ad occupare parte dei terreni compresi nel comparto PEEP. Vengono costruiti la palazzina destinata ad ospitare gli uffici ed altri servizi, tra cui la biglietteria, ed il ponte pedonale di collegamento ai padiglioni espositivi sull’altro lato della strada, che nel frattempo ha preso il nome di via della Fiera. Negli stessi anni sono progressivamente demolite le strutture della vecchia fornace, per dare spazio all’edificio della SIP, con la sua torre per le telecomunicazioni, ed alla Nuova Rimini. Quest’ultimo